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La storia di Yahya
di Emma Buonvino
Ci insegnano che il giorno della maturità è uno dei più belli della vita.
È il giorno degli abbracci, delle lacrime di gioia, dei genitori orgogliosi, dei dolci distribuiti ai vicini, dei sogni che finalmente iniziano a prendere forma.
Per Yahya Adham Ibrahim Nasman, ragazzo del campo profughi di Al-Shati, a Gaza, quel giorno non è mai arrivato.
Quando sono stati pubblicati i risultati, il suo nome brillava tra i migliori studenti: 96,6%.
Ma Yahya non era più vivo per leggerlo.
Non c'erano sua madre e suo padre ad abbracciarlo. Non c'erano i suoi fratelli a festeggiare con lui.
Un bombardamento li aveva uccisi tutti, cancellando un'intera famiglia.
Così quel voto straordinario è rimasto lì, sospeso tra le macerie. Un certificato senza mani che lo stringessero. Un traguardo senza sorriso. Un sogno senza futuro.
Eppure quel 96,6% racconta qualcosa che nessuna bomba potrà distruggere.
Racconta di un ragazzo che studiava alla luce delle candele, mentre fuori cadevano le bombe. Racconta di quaderni aperti tra la paura e la fame. Racconta di una madre che cercava di regalargli qualche minuto di silenzio e di un padre che continuava a credere che l'istruzione fosse la strada per la libertà.
Yahya aveva fatto tutto quello che chiediamo ai nostri figli: studiare, impegnarsi, credere nel futuro.
Ma c'è un luogo del mondo dove neppure questo basta a salvarti.
Oggi il suo nome non appartiene solo alla sua scuola. Appartiene alla coscienza dell'umanità.
Perché ogni volta che un bambino o un ragazzo viene ucciso, non muore soltanto una persona.
Muore un medico che avrebbe potuto curare, un insegnante che avrebbe potuto educare, un ingegnere che avrebbe potuto costruire, un poeta che avrebbe potuto emozionare il mondo.
Muore un futuro.
Che il nome di Yahya Adham Ibrahim Nasman non venga dimenticato.
Perché finché pronunceremo il suo nome, qualcuno continuerà a ricordare che dietro ogni numero ci sono volti, famiglie, libri, sogni e vite spezzate.
Un ragazzo che aveva superato l'esame più difficile della sua vita.
Ma che non ha potuto sopravvivere alla guerra.
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