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L'uomo più pericoloso del mondo
di Gabriele Germani
Chi è l'uomo più pericoloso del mondo? Non uno dei politicanti dell'estrema destra globale, quelli fanno danni, ma sono i burattini di chi detiene il potere.
Lenin diceva: "Lo stato borghese è un comitato d'affari che amministra gli affari di tutta la borghesia".
In epoca tecnofeudale questo non è nemmeno così vero: lo stato è dei tecnofeudatari.
Così l'uomo più pericoloso del mondo è Peter Thiel che ha detto "la democrazia è incompatibile con la libertà".
Nato in Germania, si trasferisce presto in Namibia in una delle comunità più reazionarie e vicine all'apartheid, tratto in comune con il sudafricano Elon Musk.
Tra le sue perle quella di definire l'illuminismo una ritirata rispetto i valori dell'Occidente.
Ma che società propone Thiel? Una società con a capo un re-manager, consigliato da saggi, ovviamente manager, dove un'intelligenza artificiale predittiva, proprio come la sua Palantir, gestisce politiche eugenetiche.
Appoggia Trump per distruggere quella che definisce la cattedrale: media, università e Stato.
Ha organizzato a Roma un seminario sull'Anticristo, definendo questo come qualcuno che propone soluzioni apparentemente benefiche per sviare l'umanità: come chi contesta l'imperialismo, Israele o l'intelligenza artificiale privata.
Come sconfiggere questo Anticristo? Con il potere militare degli Stati Uniti.
Il Papa allarmato ha rilasciato un'enciclica per chiedere una regolamentazione collettiva di uno strumento potente come l'IA.
Così Peter Thiel ha insinuato che il Vaticano lavorasse per i cinesi: questo è il mondo della post-verità.
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