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Senza giustizia
di Rossella Ahmad
Mi è capitato di pensare spesso alla strage di Ustica, in questi giorni.
Ottantuno morti che non hanno avuto giustizia, se non parziale e tardiva.
Una delle più grandi menzogne degli apparati dello stato, posta in essere la sera stessa che un aereo civile, il Dc9 dell'Itavia, si inabissò nell'area più inaccessibile del Tirreno, il punto Condor, a 3500 metri di profondità , assieme al suo carico umano.
Sì parlò immediatamente di cedimento strutturale, nonostante il fatto che le stazioni radar del paese fossero ancora tutte in territorio nazionale ed in mani nazionali e dunque i vertici militari - e non solo - sapessero da subito quale fosse il motivo dell' inabissamento.
Il caso fu archiviato come fatalità per lunghi anni e tornò alla ribalta solo grazie all'ostinazione dei parenti delle vittime e del giornalista Andrea Purgatori il quale, la notte del disastro, fu contattato privatamente da un militare di Ciampino, suo amico, che lo avvertiva dei possibili depistaggi di quello che essi sapevano essere stato un abbattimento deliberato del velivolo da parte di non precisati attori internazionali.
Solo nel 1999 il giudice Priore riuscì a pronunciare poche parole che posero il suggello quasi definitivo alle difficoltosissime indagini sui rottami recuperati con grande sforzo e il dispiegamento di ingenti mezzi economici, e cioè che il Dc9 era stato abbattuto da un missile all'interno di uno scenario di guerra non dichiarata sferrata contro il nostro paese, di cui furono violati confini e diritti ed a cui nessuno ha mai dato spiegazioni.
In questo contesto di depistaggio, tra l'altro, il governo non batté ciglio neanche di fronte all'ingiusto fallimento di Itavia ed alla conseguente perdita di lavoro e sostentamento di oltre mille dipendenti.
Perché parlo di questo?
Non ci sarebbero apparentemente connessioni possibili, eppure ci sono.
Perché si chiede giustizia, costi quel che costi anche in termini di diffamazione e pericolo personale, quando vi siano pericoli o tentativi di occultamento e depistaggio, non per il cedimento strutturale di un velivolo.
Sì manifesta quando si temano insabbiamenti o violazioni, ed in quel caso bisognerebbe avere il coraggio e l'onere civico di esigere tutti verità, risposte, trasparenza e giustizia per ogni singola vittima di un apparato troppo più grande della statura di ciascuno di noi, ed in cui ciascuno di noi può incorrere avendone sempre la peggio.
Perché si manifesta, e sarebbe un preciso dovere civile che incombe su tutti, quando si senta anche da lontano puzza di dittatura, totalitarismo, autoritarismo. Ogni qualvolta se ne percepisca il tanfo ed il pericolo, seppure infondati.
Quando non lo abbiamo fatto ed abbiamo lasciato correre non è stata mai una buona idea.
Sì manifesta quindi per Aldrovandi, per Cucchi e per Fakir non perché vi sia una gerarchia tra le vittime, ma perché il peso di quelle vittime è determinato dalle circostanze.
Se sei vittima di un assassino, di un matto o del destino cinico e baro che determina chi debba essere dove in un dato momento, ed il tuo assassino o il matto che ti accoltella alle spalle è già stato assicurato alla giustizia, contro chi senti il bisogno di manifestare? Per quale motivo chiami a raccolta? Quale il significato di questa contraffazione del senso comune così disonestamente spacciata?
Illuminatemi, 'che da sola non ci arrivo.
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