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22 luglio 2026
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Anche loro sono morti
di Rossella Ahmad

Sui social la volgarità impera. Quelle faccine che ridono sotto i post che parlano della morte di un uomo mi feriscono più della morte stessa.

La morte, evento pesante e che meriterebbe rispetto se non solennità nell'essere raccontato, diviene banale come un incontro di wrestling, spettacolarizzato, irriso, applaudito.

Non sono a mio agio in questo mondo. Semplicemente non ho più la forza di contrastare quest'onda anomala di barbarie. Dinanzi ad un uomo che grida aiuto mentre muore nell'indifferenza, perdo ogni difesa. Dinanzi al cadavere di un innocente, posso solo sussurrare, e perdermi.

. Ed interrogarmi sul senso di questa vita, e sui massimi sistemi e su tutto ciò che neanche sfiora i neuroni in croce di Trottolino46 e di una massa abbrutita, che ha colonizzato e reso questo spazio social una palude infetta, alla quale accedo ormai solo turandomi il naso.

Questo senso lo trovo in pochissime cose. Negli insegnamenti dell'Islam, ad esempio, attualmente l'unica forza capace di traghettare l'essere umano verso la grandezza dello spirito, l'unità dei viventi e la necessità di giustizia su questa terra.

Sì, Mandarina. È meglio leggere poco, di questi tempi. Ma anche scrivere poco e starci poco,.su questi social-arena creati a misura di decerebrati e dell'infinito odio fratricida che li agita.

Ed io sto leggendo proprio poco, e mi sembra davvero di aver imparato una nuova tecnica di slalom digitale. È una tecnica di sopravvivenza, invece, 'che io mi ci ammalo leggendo certe cose.

Oggi, per la prima volta dopo mesi, ho pianto. Ne avevo desiderio da tempo, e non riuscivo. Troppi nodi mi toglievano il respiro, troppe brutture ingoiate e restate lì, tra ugola e stomaco. Ho guardato negli occhi di Fakir. Fakir, che non era un delinquente.

In quello sguardo ho colto la tristezza e la rassegnazione di chi è sospeso tra due spazi, senza appartenerne a nessuno. Ho visto l'uomo e la sua atavica storia di travaglio e riscatto. Ho visto me stessa ed anche te.

In quegli occhi i sovranisti un tanto al chilo ci vedono arroganza, presunzione, odio.

Ma dove. Vedono negli altri ciò che conservano sedimentato nell'animo loro.

Vede la bellezza solo chi ha bellezza negli occhi, gli altri captano unicamente la proiezione dei loro stessi demoni interiori.

Aldo Nove scrisse che "La maggioranza degli Italiani sono un'estensione neurobiologica di Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio aperto,Tgcom24, Tg La7, Corriere della sera, Repubblica, Il Fatto quotidiano, La Stampa, Avvenire, Il Giornale, Libero e altra merce di contraffazione di quello che fu il pensiero e una delle sue principali funzioni: l'interpretazione soggettiva dei fatti.
Tutto ciò è effetto di un processo ineluttabile che si chiama infodemia, tossico e terminale.
Il resto (quella che si chiamava "Storia" - oggi un cartoon demenziale e violentissimo -, su tutto) consegue da ciò".

Ed è un processo che qui si è attuato in un tempo brevissimo, pochi decenni son bastati.

In tutto ciò che accade. Nei morti ammazzati per strada.

Nelle nuove regole d'ingaggio dei militari.

Nei sanitari che assistono impassibili all'agonia di un uomo.

Nel popolino che issa le consuete ghigliottine virtuali e assiste alla decapitazione metaforica del senso di umanità di tutti noi, ho visto il danno irreparabile che Israele e la sua dottrina suprematista di un mondo senza più diritti hanno inflitto alle anime deboli e già spente di questo occidente alla deriva.

Piango anche per loro. Sono morti. Come Fakir

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