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20 luglio 2026
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Spagna sul podio dei mondiali e su quello dei diritti umani
di Franca Zanaglio

“Alcune vittorie ci ricordano che la libertà è ancora capace di prevalere. Grazie alla Spagna, e a tutti coloro che continuano a stare coraggiosamente e con dignità dalla parte di ciò che è giusto.” .. Francesca Albanese.

Ieri sera non ho resistito, ho seguito la partita e il dopo partita, saltando su un altro canale durante gli indigesti spettacoli e le indigeste interruzioni, ben quattro ad onore degli affari pubblicitari (idea di Infantino, d'altronde in perfetta sintonia con l'idea di intrattenimento, anche sportivo, degli AmeriKKKani, se non ci sono i soldi di mezzo non si fa niente).

Ho gioito come per Italia-Germania 1970, come per Italia-Germania 1982 e Italia-Francia 2006.

Sono felice di non essermi persa delle immagini memorabili.

Il giocatore Iglesias che passa davanti a Trump senza guardarlo in faccia, con una stretta di mano più che distratta,, per obbligo protocollare. Un atteggiamento che ha detto molto:" Glisso perchè non ti rispetto, perchè tu sei una nullità."

Iglesias si è schierato per la Palestina, rara avis, ed è lo stesso che si dipinse le unghie di nero per George Floyd.

Poi passando davanti alla presidente del Messico Claudia Sheinbaum, ebrea socialista filopalestinese, le ha stretto la mano ricambiando il sorriso di lei con un ampio sorriso.

I fischi a Trump durante la premiazione momento epico, all'unisono col momento imbarazzante in cui il capitano Rodri Hernandez lo sposta gentilmente dal gruppo in posa per la foto, come si accompagna un vecchio demente che non trova il posto dove deve stare.

Il tacchino paranoide voleva farsi immortalare con i campioni del mondo al centro dell'immagine ma è riuscito soltanto a posizionarsi a lato e a farsi riprendere mentre un imbarazzato valletto Infantino cercava di allontanarlo.

Commovente il gesto di Nico Williams che è corso a mettere al collo della madre la medaglia vinta, quella donna che ha lasciato il Ghana, attraversando Burkina Faso, Mali e Algeria e poi il deserto del Sahara a piedi, un percorso di 5.000 km disseminato di prove terribili. La nuova vita dietro la recinzione tra Marocco e Spagna e suo figlio oggi campione del Mondo.

Anche la madre di Lamine Yamal ha seguito una simile odissea ed ora il suo giovanissimo figlio è un idolo del calcio spagnolo e non solo. Ieri sera ha corso il giro-campo con la bandiera della Palestina e poi è corso ad abbracciare il suo fratellino.

Lamine che a 19 anni è entrato nella storia del Calcio. Ieri sera istintivamente ha ritratto la mano da Trump che gliela porgeva e poi gliel'ha stretta freddamente. Applauso.

La vergogna degli argentini che hanno girato le spalle al momento della premiazione resterà per sempre.

Le lacrime copiose, il pianto irrefrenabile di Messi anche quelle mi hanno procurato gioia. Non erano lacrime per un dolore fisico, non avrei gioito, ma la mancata soddisfazione di chiudere in bellezza con un'altra vittoria al Mondiale l'ha prostrato.

Javier Bardem sugli spalti con la bandiera palestinese!

La Spagna di Sanchez, ignorato dalle riprese televisive (guarda un po') ha trionfato nella New York di Mamdami.

Milei e Milejkowsky hanno preso un sonoro schiaffone.

A nulla sono valse le tifoserie di Tel Aviv e quelle nostrane, anzi credo che anche stavolta un aiutino in senso contrario l'abbia dato il girasagre notoriamente portatore di jella.

Ieri sera ho pensato che salivano sul podio quelli dalla parte giusta, ci salivano anche a nome di tutti i calciatori palestinesi uccisi da I$raele anche in questi giorni a Gaza e in Cisgiordania, di quelli privati delle gambe, anche per il palestinese ucciso dai sionisti a Gaza mentre proiettava le partite di questo mondiale, fra le macerie.

Ieri sera ha vinto un pezzetto di Giustizia, un pezzetto di bella umanità, ieri sera è stata punita la boria e l'antisportività, l'ingerenza gradassa, il servilismo del verme Infantino.

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