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18 luglio 2026
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Grazia per la banda della Uno Bianca
di Alessandro Negrini *

Chiedo la grazia per i killer della Uno Bianca.

Sì. La chiedo.

Perché fermarsi a Mario Roggero, che ha solamente sparato alle spalle a due persone che, certamente ladri, ma che non costituivano alcun pericolo per la sua incolumità, il primo giustiziandolo con un colpo in testa, il secondo alle spalle mentre sta fuggendo, come nemmeno nei peggiori film western, e poi prendendolo a calci mentre agonizza con le pallottole in corpo.

Se la rabbia privata può diventare una ragione pubblica, se le persone morte non meritano alcuna parola, allora facciamo il passo successivo.

Diamola anche a chi ha seminato terrore per anni.

Diamola ai killer della Uno Bianca.

Perché loro no?

Anche loro saranno stati stressati. Anche loro avranno avuto una storia.
Anche loro, probabilmente, avranno trovato dentro di sé una giustificazione.

È questo il cortocircuito mostruoso: quando la giustizia viene sostituita dall'identificazione emotiva, ogni violenza cerca il proprio racconto. Ogni colpo trova la propria assoluzione. Ogni vittima rischia di diventare un dettaglio.

E allora arriva la politica che esercita lo sciacallaggio per inseguire l'odio, la disumanità che lei stessa ha seminato. Arriva il disprezzo per la cosa più antitetica alla brutalità dell' essere umano, la Costituzione italiana.

Arriva la frase di Giorgia Meloni: "chi commette un reato non avrebbe titolo per chiedere un risarcimento."

Una frase semplice. Una frase fascista.

Perché la Costituzione nasce proprio contro questa idea.

Nasce contro l'idea che esistano persone completamente degne e persone definitivamente indegne.

L'articolo 3 non dice: "tutti sono uguali davanti alla legge, tranne quando la storia di quella persona non ci piace".

Dice tutti.

L'articolo 27 non dice: "la pena deve essere vendetta quando il colpevole ci disgusta".

Dice che le pene devono tendere alla rieducazione.

La Costituzione è nata anche per ribadire che la Repubblica non può essere una folla inferocita. Se lo fosse, sarebbe, diciamolo, fascismo, anche contro chi dice che la parola non si può usare.

Ma il paradosso di questa 'Italia in mano a chi sta all' esatto opposto della nostra Costituzione, è che questa destra sdoganata invoca la legalità con la voce più forte per i pesci piccoli, proprio mentre fa di tutto, e lo ha già fatto, per renderla estremamente elastica se non inesistente per chi ha potere, per i colletto bianchi, per i corruttori.

Per il cittadino comune la legge è una porta blindata.

Per il mondo dei privilegiati una porta girevole.

Un colpo di pistola sparato a Capodanno diventa un "incidente".

Un reato dei colletti bianchi diventa una complessità tecnica.

Un abuso di potere diventa una questione da approfondire.

Una cittadino che sbaglia diventa invece un esempio da punire.

Perché il vero scandalo non è soltanto la richiesta di una grazia. È la costruzione di una morale a geometria variabile.

Una morale elastica, così elastica da concepire l'omicidio volontario e privo di qualunque attenuante - come comprensibile.

E io provo una sensazione precisa. Non soltanto rabbia. Ma il disgusto per un Paese dove la Costituzione viene citata quando conviene e dimenticata quando mette un limite.
Dove la sicurezza diventa una parola sacra, ma solo quando produce consenso.
Dove la legge viene celebrata come un idolo e poi spostata come un mobile quando intralcia.

Pasolini avrebbe forse riconosciuto questo odore.

Non l'odore della polvere da sparo. Quello arriva e passa.

L'altro rimane. È l'odore dell'abitudine al peggio, che diventa peggio del peggio, e peggio del peggio del peggio - la barbarie innalzata a morale.

E allora sì: guardiamoci negli occhi e chiamiamo le cose con il loro nome, e chiediamo, per coerenza, la grazia per gli assassini della Uno Bianca.

Chi dice "Io sto con Roggero, pur avendo visto il video che lo vede giustiziare alle spalle due uomini, non sta scegliendo di stare con la vittima della violenza. Sta scegliendo di essere come quella violenza.

Perché una società non diventa barbara quando qualcuno spara.

Diventa barbara quando qualcuno, davanti alla stessa barbarie, applaude.

* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio


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