 |
Gaza: "Cosa ci raccontano le ferite"
di Emma Buonvino
Inchiesta del quotidiano olandese de Volkskrant, firmata dai giornalisti Maud Effting e Willem Feenstra, intitolata:
"What the Wounds Are Telling Us" ("Cosa ci raccontano le ferite").
L'indagine è stata realizzata attraverso mesi di lavoro e si basa sulle testimonianze di 17 medici internazionali e un'infermiera che hanno prestato servizio negli ospedali di Gaza dal 2023 in poi. I giornalisti hanno inoltre analizzato fotografie, radiografie, TAC, cartelle cliniche e diari medici, sottoponendo parte del materiale anche a esperti di medicina legale.
Tra gli elementi principali riportati nell'inchiesta:
quindici medici riferiscono di aver curato complessivamente 114 bambini di 15 anni o meno con un singolo colpo d'arma da fuoco alla testa o al torace;
secondo gli esperti militari consultati dal giornale, un numero così elevato di ferite con caratteristiche simili rende improbabile che si tratti di colpi casuali;
alcuni medici hanno inoltre descritto ferite compatibili con l'impiego di munizioni a frammentazione, anch'esse analizzate nell'ambito dell'indagine.
L'inchiesta ha ricevuto nel 2026 il Distinguished Reporting Award degli European Press Prize.
Parte I – Introduzione
"Cosa raccontano le ferite"
Per mesi, i giornalisti di de Volkskrant hanno raccolto le testimonianze di medici e infermieri provenienti da numerosi Paesi che hanno lavorato negli ospedali della Striscia di Gaza durante la guerra.
Molti di loro, rientrati nei rispettivi Paesi, raccontavano di aver osservato qualcosa che li aveva profondamente colpiti: un numero sorprendentemente elevato di bambini arrivava nei pronto soccorso con ferite da arma da fuoco estremamente precise, localizzate soprattutto alla testa o al torace.
Si trattava di impressioni personali o di un fenomeno reale?
Per rispondere a questa domanda, de Volkskrant ha deciso di avviare un'indagine durata diversi mesi.
I giornalisti hanno intervistato diciassette medici e un'infermiera che avevano lavorato in diversi ospedali della Striscia di Gaza. Hanno inoltre raccolto centinaia di fotografie cliniche, radiografie, TAC, cartelle mediche e annotazioni scritte durante i turni di emergenza.
Successivamente, questo materiale è stato sottoposto all'esame di specialisti indipendenti di medicina legale, traumatologia e balistica, con l'obiettivo di verificare se le osservazioni dei sanitari trovassero riscontro nella documentazione clinica.
L'inchiesta non si basa quindi su una singola testimonianza, ma sull'analisi incrociata di documenti medici, immagini diagnostiche ed esperti indipendenti.
Dalle testimonianze raccolte emerge un quadro che gli stessi medici descrivono come profondamente sconvolgente: molti raccontano di aver visto arrivare ogni giorno bambini gravemente feriti, spesso con lesioni provocate da un singolo proiettile che aveva colpito organi vitali.
L'esame della documentazione medica
Dopo aver raccolto le testimonianze dei medici, i giornalisti concentrano l'attenzione sulla documentazione clinica disponibile. L'obiettivo è verificare se i racconti trovino riscontro in elementi oggettivi.
Il materiale comprende fotografie delle ferite, radiografie, tomografie computerizzate (TAC), cartelle cliniche e appunti redatti durante l'assistenza ai pazienti. Non tutti i casi dispongono dello stesso livello di documentazione: in un contesto di guerra, la raccolta dei dati è spesso incompleta a causa dell'emergenza continua, della carenza di personale e dei frequenti danni alle strutture ospedaliere.
Per questo motivo, l'inchiesta non presenta la documentazione come un censimento esaustivo di tutti i feriti, ma come un insieme di casi per i quali è stato possibile effettuare un'analisi più approfondita.
Gli autori sottopongono parte del materiale a esperti indipendenti di medicina legale, traumatologia e balistica. A questi specialisti viene chiesto di valutare le caratteristiche delle lesioni sulla base delle immagini e degli esami diagnostici, senza attribuire responsabilità legali o identificare gli autori degli spari.
Secondo quanto riferito nell'inchiesta, gli esperti osservano che molte delle lesioni esaminate sono compatibili con ferite provocate da proiettili ad alta velocità e che, in numerosi casi, il danno interessa direttamente organi vitali come il cervello o il cuore. L'articolo evidenzia che queste valutazioni riguardano i casi analizzati e non consentono, da sole, di trarre conclusioni sull'insieme degli episodi verificatisi durante il conflitto.
Gli autori insistono anche sui limiti della loro indagine: la documentazione disponibile è inevitabilmente parziale e non permette di ricostruire le circostanze di ogni singolo ferimento. Per questo motivo distinguono con attenzione tra ciò che emerge dai documenti clinici, ciò che deriva dalle testimonianze dei medici e ciò che gli esperti ritengono compatibile con le immagini esaminate.
In questo passaggio dell'inchiesta, il metodo utilizzato diventa centrale: non si chiede al lettore di basarsi esclusivamente sui racconti dei testimoni, ma si mostra come tali racconti siano stati confrontati, per quanto possibile, con la documentazione medica disponibile e con il parere di specialisti indipendenti. È questo approccio che ha contribuito a dare rilievo internazionale al lavoro giornalistico.
Nel capitolo successivo, l'inchiesta passa ad analizzare le valutazioni degli esperti sulla distribuzione e sulle caratteristiche delle ferite, spiegando perché alcuni di loro ritengono che la ricorrenza di determinati schemi meriti particolare attenzione.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|