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La piramide di Kelsen
di Vincenzo Canese
E' classico dei regimi fascisti cercare di piegare la magistratura e il mondo accademico del diritto ai loro truculenti voleri.
Un giurista, per antonomasia non può essere fascista, il fascismo è del resto incompatibile col diritto.
Il fascismo è arbitrio, totalitarismo, violenza, sopruso.
Purtuttavia esisterono dei giuristi fascisti, fra tutti ricordo il professor Santi Romano, giurista del regime, costui cercò di introdurre maldestramente ad usum esclusivo dei gerarchi fascisti e del loro potere dittatoriale la teoria istituzionale del diritto.
In pratica il professore palermitano cercava di identificare l'ordinamento con l'istituzione in totale contrasto con la sacrosanta definizione della piramide denominata Stufenbau teorizzata dal grande filosofo del diritto Hans Kelsen detta normativismo, un mero insieme di norme che seguono una precisa gerarchia.
Il diritto, nelle democrazie moderne, segue i criteri della piramide di Kelsen e non fortunatamente le suggestive e sballate teorie istituzionaliste.
Il mondo del diritto pensava di aver chiuso il 25 aprile del 1945 anche con le folli e antistoriche teorie del professor Romano, ma non aveva fatto i conti con due insigni giuristi facenti parte del caravanserraglio della borgatara Giorgia Meloni: Carlo Nordio e Antonio Tajani, quelli del "diritto fino ad un certo punto".
Dobbiamo ricominciare daccapo, ragazzi, rimbocchiamoci le maniche e spieghiamo ai Ministri italiani post fascisti chi era il Professor Kelsen e cosa esprime giuridicamente la sua piramide.
Poveri noi.
 
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