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Picchiatori e guru del dissenso
di Rossella Ahmad
Crollati miseramente uno dopo l'altro i guru del dissenso - ultimo della lista quel pater familias che dai tempi del cucco inonda l'etere di post lirici e sdolcinati sulla prole maltrattata da uno stato che aveva gettato alle ortiche l'immagine fintamente democratica di res pubblica - a cui tanti avevano delegato la propria capacità di analisi ed osservazione.
Non io, comunque. Scelgo con cura i miei eroi e tra di essi non è mai figurata alcuna di queste personalità narcisistiche ed egoriferite, spesso meno che mediocri, di cui già in tempi non sospetti avevo fiutato l'indole affaristica e la propensione a gabbare il prossimo per conquistarsi con facilità un posto al sole, esercizio molto semplice quando si sia monoculi in terra caecorum. Non delego a nessuno la mia capacità di analisi ed osservazione.
Se avessi mai avuto un barlume di fiducia nella loro sincerità, essa sarebbe già evaporata da tempo assieme ai figli di Gaza, di fronte ad un silenzio più che assordante sui patres familias che raschiavano i detriti con le unghie per recuperare frammenti ossei e ciocche di capelli dei loro bambini, tra le rovine delle case squarciate dalle bombe imperialiste e sioniste.
Sì sono palesati senza ritegno. Picchiatori inside, (in)giustizieri della notte, evocatori del "più stato", laddove questa espressione rivendica il pugno duro dei governi - occidentali, guidati dalle stesse élite che a parole volevano ribaltare ai tempi del cucco, quando le anomalie dell'ingranaggio erano loro -.contro i diseredati, gli sfrattati, gli sfruttati ed i maltrattati. Tutto ciò sempre e solo ai danni dei deboli, 'che dai forti si tengono alla larga, come le iene dalle fiere fino a che non diventino carcasse.
Se l' islamofobia è strumento imperialista di divisione, lotta orizzontale tra i popoli, auspicabile implosione della tenuta sociale da parte delle élite e valvola di sfogo perfetta di frustrazioni e pusillanimità, i "guru del dissenso" ne sono i suoi fedeli agenti. Sic et simpliciter.
Non ricordo il nome dell'esemplare di sovranista da barzelletta che ha pestato un immigrato qualche giorno fa, massima espressione di eroismo a cui ominicchi del genere possano aspirare. Della sua vittima ricordo invece la nazionalità. Un iracheno, emblema imperituro dell'eterna sopraffazione dell'occidente ex grasso e tronfio, oggi anche volgare ed immiserito, contro i popoli subalterni, depredati e violati senza pietà.
I popoli depredati, vedete, sono incommensurabilmente più buoni, più miti e più pazienti degli occidentali medi. Non so cosa avremmo fatto noi in qualità di vittime di secoli di aggressioni e sanguinarie conquiste coloniali. So cosa facciamo oggi senza averne motivi reali, e mi basta.
Ai ducetti, ai capetti, a coloro che soffiano sul fuoco dello scontro generalizzato, ai conigli senza attributi che attaccano solo chi non sia in grado di difendersi, ai guru senza arte né parte che defecano oscenità come fossero solenni emanazioni celesti, suggerirei di venire nella mia città, che abbisogna di tanto ordine e disciplina. Tra baby gang dedite al dare fuoco ai senzatetto e malavitosi con mitra a tracolla tra fiumi di persone a mezzodì, hanno solo l'imbarazzo della scelta.
Last but non least, e questa osservazione è per gli amici in buona fede che prendono sul serio il concetto della "religione identitaria" a cui si rifanno spesso e volentieri i defecatori del web:, per i quali il cristianesimo è né più né meno di un panino alla porchetta ed il presepe a Natale: illuminatemi su come possa definirsi identitaria una religione fondata sul proselitismo e le conversioni.
Come è l'Islam, del resto. Solo che i musulmani sanno da 1400 anni che la loro è una religione globale, e ne sono fieri.
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