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16 luglio 2026
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Gideon Levy: Lindsey Graham non amico di Israele ma di una folle guerra
di Tamara Gallera

Il rapporto tra il defunto senatore statunitense Lindsey Graham e Israele non dovrebbe essere considerato un'amicizia, bensì quello tra un sostenitore della violenza e una macchina da guerra.

Il direttore di Haaretz, Gideon Levy, in un articolo d'opinione pubblicato giovedì, afferma che Graham "ha appoggiato ciecamente la follia di Israele", dichiarando che il senatore era un aperto sostenitore dei crimini di guerra commessi da "Israele". Levy respinge la diffusa rappresentazione di Graham come uno dei "più grandi amici di Israele", sostenendo che tale elogio ignora le politiche che il senatore repubblicano ha costantemente difeso durante tutta la sua carriera politica.

Secondo il giornalista israeliano, il sostegno di Graham è rimasto incondizionato anche quando l'attacco israeliano a Gaza ha suscitato crescenti condanne internazionali, accuse di crimini di guerra e indagini giudiziarie dinanzi ai tribunali internazionali.

Levy fa riferimento in particolare alle dichiarazioni di Graham del 2024, quando il senatore invocò i bombardamenti atomici statunitensi di Hiroshima e Nagasaki parlando di Gaza, commenti ampiamente criticati in quanto considerati un'approvazione dell'uso di una forza militare smisurata contro la Striscia assediata.

Per Levy, un alto funzionario del Congresso statunitense che incoraggia o difende azioni che hanno causato catastrofiche vittime civili non può essere definito un amico di Israele, bensì una figura politica che ha reso possibili le sue politiche più estreme.

Levy sostiene che il senatore abbia continuato a difendere Israele nonostante le crescenti prove della devastazione a Gaza e nonostante la crescente pressione internazionale per accertare le responsabilità.

L'editorialista critica inoltre lo stretto rapporto tra Graham e alcuni settori dell'establishment politico israeliano, sostenendo che il senatore abbia abbracciato una versione di Israele definita da escalation militare e impunità.

Secondo Levy, tale sostegno incondizionato ha protetto i successivi governi di occupazione da significative pressioni esterne, rafforzando al contempo politiche che hanno isolato Israele a livello internazionale.

Levy colloca Graham all'interno di una più ampia corrente di politici statunitensi che hanno costantemente difeso l'occupazione a prescindere dagli sviluppi sul campo. Sostiene che l'eredità di Graham sia inseparabile dalle campagne militari e dalle decisioni politiche che ha appoggiato, in particolare durante la guerra a Gaza.

Piuttosto che promuovere la pace o la sicurezza, conclude Levy, il sostegno incondizionato di Graham ha contribuito a creare un clima in cui le azioni dell'occupazione hanno incontrato scarso freno politico da parte di uno dei suoi più stretti alleati internazionali.

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