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15 luglio 2026
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Fermare i giustizieri anche con le denunce
di Santina Sconza

Al comizio di Imperia, l'altra sera c'era tra i simpatizzanti di Roberto Vannacci il parroco di Prelà, Tommaso Giuseppe Benedetto Jochemczyk, 50 anni, polacco.

Per padre Jochemczyk: «..fascisti è l’etichetta dei comunisti. Se non la pensi come loro ti danno del fascista. Come in chiesa, del resto: se sei un prete tradizionale ti etichettano come lefebvriano».

Il prete polacco interpreta a modo suo le parole di Gesù nel Vangelo: «Se ospiti in casa qualcuno e questo qualcuno te la distrugge, è giusto che torni a casa sua. Le persone irregolari stanno facendo del male, uccidono la nostra cultura mentre noi restiamo in silenzio. Servono dei paletti e su questo Vannacci è preciso».

Giuseppe Barboni manager giustiziere, tesserato a Futuro nazionale ha pestato un migrante in strada.

Giuseppe Barboni in questa calda estate è diventato l’uomo del giorno. Un immigrato iracheno bloccava il traffico a San Benedetto del Tronto, con tanto di bici messa di traverso sulle strisce pedonali.

La vittima è uno straniero con evidenti fragilità psichiche, Barboni ha preso la bici e l’ha scagliata sul marciapiede. Ne è seguito un fitto scambio, con l’iracheno ad argomentare le sue ragioni e lui ad ascoltarlo, con apparente pazienza, mentre finiva il gelato. Ma quando l’altro, gesticolando, gli ha fatto cadere il cono, Barboni non ci ha più visto. Si è avventato sul malcapitato e lo ha steso a terra, colpendolo con una scarica di pugni. Poi ha postato il video della scena, ripresa da qualche amico.

Per lui la violenza diventa motivo di orgoglio. Si è sentito un grande eroe, perché lui è come un giustiziere dei cittadini.

Alcuni mesi fa, a Cannes, ha salvato un milionario armeno (e il suo orologio da 400mila euro) dall’aggressione in strada di quattro balordi. La Polizia ha trasmesso un'informativa alla Procura, che ha aperto un fascicolo nei confronti di Barboni.

Lui ha espresso stupore per l'azione della magistratura, sostenendo di aver agito per legittima difesa e per tutelare l'incolumità pubblica.

Si sente un eroe avrebbe voluto una medaglia per il suo gesto da giustiziere.

Si un eroe, come chi pattuglia la stazione Termini filmando i disperati che la assediano e chi invece va oltre prendendoli a sprangate.

Un eroe come quei tre che a Torino - due uomini e una ragazza di 20 anni - hanno aggredito il rider Mohamed Elsisi con calci e pugni perché non aveva abbastanza contante per cambiare una banconota da 50 euro.

Si potrebbe continuare: sono tanti episodi dei giustizieri della notte, si sentono forti, si sentono squadra, si sentono legge, così come accadeva durante il fascismo, Vannacci il loro nuovo duce.

Roberto Vannacci afferma che si ispira alla guerriglia: "Io do l’indirizzo e le direttive, ma lascio ampio spazio di iniziativa a tutti quelli che lavorano sul terreno. Io facevo il militare. E posso dire che i terroristi lavorano così, hanno una struttura reticolare. Cioè, non c’è mai il capo. È questa l’idea alla quale mi sono ispirato».

Lui afferma che non c'è mai il capo: «Ciò comporta molto più caos, molta meno controllabilità, però c’è la possibilità di far emergere chi effettivamente vale. Certo, una strutturazione dovrà esserci, perché anche quella serve. Ma non sarà rigida e gerarchicamente oppressiva come quella dei partiti tradizionali».

Ma i fautori del duce lo seguono nei comizi, dal prete, all'industriale, al nostalgico del tempo che fu, ai balordi che scorrazzano di notte imbottendosi di cocaina, e che diventano pericolosi se incontrano un migrante, un clochard, un reietto.

Ma nessuno tocca Vannacci, se va bene commenti sui social, sulle loro pagine, associazioni che dovrebbero svolgere il loro compito si limitano a questo.

Solo l'avv. Antonio Fiumefreddo ha denunciato alla Procura di Catania il generale Roberto Vannacci per i reati di istigazione all’odio razziale e ricostruzione del partito fascista.

Ha costituito in tutta Italia il “Comitato per la incriminazione di Vannacci".

Le adesioni sono raccolte via mail al comitatoincriminazionevannacci@gmail.com . Riceverete lo Statuto e il materiale necessario.

Ai leoni di tastiera, a chi insulta l'avvocato o a chi ha dato l'adesione, si risponde con sorriso e pazienza con la frase di Deng Xiaoping: "Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi".

In vita mia non ho mai chiesto ad un avvocato di che partito fosse, ma apprezzo chi come Luigi Li Gotti prende l'iniziativa di denunciare il governo per aver accompagnato in Libia il criminale Almasri che doveva essere arrestato.

Non ho chiesto a Fabio Repici, l'avvocato di Salvatore Borsellino, di Angela Manca, della famiglia di Nino Nino Morana Agostino che cosa vota ma lo ringrazio per voler fare luce sui misteri delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

Così come pur essendo lontana, milioni di chilometri da Catania, ho aderito all'appello dell'avv. Antonio Fiumefreddo perché credo fermamente in questa Repubblica democratica e nella Costituzione, avendo dimostrato con fatti e non con le parole che le denunce sono necessarie.

Appoggiare le iniziative di chi difende questa Repubblica è un atto dovuto, lo si deve a chi ha sacrificato la propria vita per la libertà nostra e delle future generazioni.


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