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Paludi e populismo
di Elisa Fontana *
HA VINTO LA PALUDE.
Con questa frase Giorgia Meloni ha cercato di gettare la palla in tribuna, dopo la disfatta della maggioranza, impallinata da un bel nucleo di franchi tiratori sull’emendamento che avrebbe introdotto delle preferenze farlocche nella legge elettorale in discussione in Parlamento.
Giorgina cara, quella che ha vinto ieri non è la palude, è la risposta più antica del mondo a chi ha creduto veramente di essere la condottiera indiscussa e indiscutibile di una maggioranza prona ai suoi voleri, persino se questi avessero significato un harakiri elettorale per gli alleati.
Bastava tornare con la memoria storica a come il corpaccione molle della DC sapeva rimettere al proprio posto coloro che avrebbero voluto passare sopra la testa dei deputati. Ma si sa, la hybris acceca, l’arroganza di sentirsi invincibili e invulnerabili non ha mai fatto bene a nessuno e così basta un voto segreto per sgonfiare il palloncino.
Ma torniamo alla palude. Questo governo ha esordito baldanzosamente volendo sottolineare immediatamente la propria diversità, quasi la propria lontananza dagli schemi repubblicani.
Ed ecco le tre riforme basilari che avrebbero dovuto cambiare il volto dell’Italia: - la riforma del premierato che avrebbe permesso di indicare sulla scheda elettorale il candidato premier, facendo coriandoli delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica; - la tanto sospirata separazione delle carriere della magistratura, omaggio postumo a quel padre della patria a cui intitoliamo aeroporti e per cui proclamiamo lutti nazionali; e, infine, l’autonomia differenziata che avrebbe permesso alle regioni più ricche di fare marameo a quelle più disagiate, in barba all’unità nazionale garantita dalla Costituzione.
Quest’ultima riforma è stata chirurgicamente e totalmente smontata dalla Corte Costituzionale e vaga solitaria e negletta adesso nella palude di una qualche commissione parlamentare. La riforma costituzionale della magistratura è stata sonoramente fermata da un referendum pervicacemente voluto e inseguito da Meloni che sognava il bagno di popolo. E anche questa riforma giace nella palude del “vorrei ma non posso”.
E, infine, la riforma del premierato, quella che avrebbe dovuto sancire il disinnesco del presidente della Repubblica e il trionfo dell’uomo solo al comando è ferma nella palude della Commissione Affari Costituzionali dal luglio 2024 e lì rimarrà fino a morte per consunzione.
E, dunque, cara Giorgina, quando per nascondere una sonante e bruciante sconfitta sulla legge elettorale parli di vittoria della palude dovresti essere più cauta, visto che in quattro anni sei diventata la regina delle paludi che hanno accolto pietosamente i resti di quelle riforme che avrebbero dovuto cambiare il volto della nazzzione.
Ma siccome gli dei accecano totalmente chi vogliono perdere, eccoti di nuovo qui con una legge elettorale che è la priorità massima in un Paese che ha risolto tutti i suoi guai.
E perché la facciamo questa legge? Per assicurare stabilità, ovviamente, come se la legge con cui ha vinto nel 2022 non ti avesse garantito una maggioranza granitica che ti fa sbandierare la longevità del tuo governo ad ogni angolo di mondo. E così garantiamo un abnorme premio di maggioranza che la legge Acerbo impallidisce, torniamo alle preferenze, ma per modo di dire, con i capi lista bloccati e la designazione delle segreterie.
I tuoi alleati di governo ieri ti hanno dato la sveglia, non esiste legge elettorale che ti possa proteggere dai franchi tiratori e così la caudilla ha dichiarato che serve una riflessione. Spero che sia seria, perché se questa legge dovesse passare è già pronto un comitato di giuristi che sta preparando un ricorso alla Corte Costituzionale, facendo intravvedere l’ennesima palude in cui rinchiudere l’ulteriore parto della sua irrefrenabile arroganza.
E, per finire, una riflessione del tutto personale: non sono una fan sfegatata delle preferenze, perché ho abbastanza memoria per ricordarmene e per ricordare i re delle preferenze che pilotavano allegramente plotoni di voti e pesavano proporzionalmente dentro i partiti e nella vita politica e parlamentare.
Cerchiamo di essere cauti e, soprattutto, di avere memoria storica e i colpi di populismo lasciamoli a chi non ha altri argomenti. Abbiamo un intero Paese dentro la palude, nulla si muove e siamo qui a cincischiare con leggi elettorali truffa e preferenze farlocche. Davvero un cambiamento storico.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
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