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15 luglio 2026
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Ponte Morandi: le scuse arrivano otto anni dopo
di Domenico Cortese

Dopo otto anni, Autostrade per l’Italia chiede scusa ufficialmente per la strage del Ponte Morandi. Scuse che avrebbero dovuto chiedere i Benetton, che controllavano la allora azienda privatizzata e che non solo non hanno chiesto mai perdono ai familiari delle vittime ma che se ne sono andati col bottino pieno dopo anni di mancate manutenzioni ed elargizioni di dividendi.

Oggi per fortuna la situazione è leggermente più dignitosa. Mentre all’epoca dei Benetton la politica aziendale era la massimizzazione dei profitti e la distribuzione di dividendi molto generosi agli azionisti privati, dopo la tragedia la distribuzione delle cedole è stata azzerata o fortemente limitata, soprattutto durante il passaggio societario a Holding Reti Autostradali (HRA). È ripresa in modo consistente solo nell'ultimo biennio: ad esempio, sono stati distribuiti 790 milioni di euro a valere sull'esercizio 2024 e 258 milioni di euro sul bilancio 2025.

Dopo quella che è stata la maggiore tragedia italiana nel nuovo secolo, lo Stato italiano ha assunto la guida strategica della rete autostradale attraverso un consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti.

HRA, che dipende dalla Cassa, ha acquistato l'88,06% di ASPI per un valore di circa 8,2 miliardi di euro, ripartendo le quote tra tre grandi attori: CDP Equity col 51% (controllo e indirizzo pubblico), Blackstone Infrastructure Partners col 24,5% (fondo d'investimento privato), Macquarie Asset Management col 24,5% (fondo d'investimento privato). Gli azionisti privati che succhiano risorse ci sono dunque ancora, ma almeno sono messi in funzione di un reale piano di investimenti.

La nuova governance ha sbloccato e accelerato un mastodontico piano industriale e sono stati stanziati e spesi oltre 2,5 miliardi di euro all'anno in manutenzioni straordinarie e grandi opere, con gli interventi che si sono concentrati sulla rigenerazione strutturale di ponti, viadotti e gallerie ormai giunti a fine ciclo di vita.

La cosa triste? Che tutto questo è avvenuto solo per correre ai ripari dopo il crollo del 2018 e non certo per una convinzione politica o per dei traguardi raggiunti da battaglie sui territori. Non dovrebbero servire 43 morti per fare il minimo sindacale a garantire la viabilità in sicurezza.

La conseguenza è che appena la forza propulsiva della tragedia sarà politicamente esaurita tornerà gente come i Benetton.


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