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Una fragile pace
di Roberto Preve
Dopo il vertice di Ankara, che un giorno sarà ricordato come il momento in cui è cominciato il crollo della Nato ma che per ora richiede affrontare le sue decisioni, una fragile pace è calata tra europei e statunitensi.
Gli statunitnsi, nella persona di Trump, permetteranno all'Europa di sviluppare la loro politica di sconfiggere la Russia e gli Europei daranno una mano alla politica di Trump di controllare il Medio Oriente.
Una politica mediata da Macron, tra un cazzotto della moglie e l'altro, e sintetizzata da Erdogan con delle pistole regalo che significano adesso si dovrà combattere.
Subito dopo l'Ucraina ha visto le truppe russe avanzare in ogni direzione e Kiev così come Odessa e le linee ferroviarie di Zelensky, letteralmente massacrate dai raid russi a cui potranno rimediare tra cinque anni, ovvero i tempi di fabbricazione dei missili anti balistici europei simili ai Patriot.
Invece Trump, come si usa nella Mafia, ha bloccato lo stretto di Hormuz , che prima del suo intervento era libero, imponendo una tangente per la "protezione" che lui offrirebbe.
Intanto Merz, simile al Cassio di Shakespeare, con la sua faccia affamata, magra e feroce, ha deciso un riarmo della Germania che questa volta dovrà però fare a meno dei tedeschi, che alle sue cartoline precetto hanno risposto con ironia, indirizzandole nel cestino della carta straccia.
Siamo quindi alla soglia di grandi eventi ma il finale questa volta non sarà scritto dalla cricca dei criminali, di cui si festeggia il primo necrologio, ma dai popoli slavi e da quello persiano e magari anche da noi, solo però se ci svegliamo e trasformiamo il nostro dissenso in rivolta.
 
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