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L'arroganza non paga
di Vincenzo Canese
Era sicura di avere l'elettorato dalla sua parte, era sicura di avere una solida maggioranza parlamentare.
La sua arroganza è stata messa a dura prova dal risultato di un referendum che credeva di vincere a man bassa, ma sul quale il popolo elettore l'ha smentita e umiliata.
L'arrogante è divenuta sospettosa e tremebonda e ha tentato la strada della legge elettorale truffa che mascheratamente tentava di dileggiare e bypassare alcuni fondamentali principi costituzionali.
L'arrogante ha scelto la via parlamentare della fiducia al suo governo, per evitare di doversi presentare a quel elettorato su cui tanto fidava, ma che ora profondamente e vigliaccamente teme.
Ha perso anche in Parlamento, l'arroganza si è trasformata in sconfitta, la seconda bruciante sconfitta.
Ora, l'arrogante, se avesse dignità salirebbe al Quirinale per rimettere il mandato ricevuto e indegnamente gestito.
Ma gli arroganti, in genere non hanno dignità, preferiscono indossare un cappotto della Wehrmacht e scappare sperando di poter risorgere, ma la storia non fa risorgere gli arroganti.
Non risorgerà l'arrogante come non risorse lo zio Ben, è finita l'illusione sovranista di poter governare come dei cialtroni parvenu, utilizzando un ridicolo autoritarismo e fidando sull'arbitrio. Questa è stata l'ultima puntata di un incubo durato quattro grigi e pesanti anni.
E' finita e non per colpa dei comunisti e dei sinistri, delle zecche, è finita perché l'arrogante e i suoi Gauleiter sono inadeguati.
 
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