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Lindsey Graham non rendeva il mondo un posto migliore
di Rosa Rinaldi
È morto il senatore americano Lindsey Graham, feroce falco repubblicano e violento sionista.
Era quello che sosteneva che non vi dovesse essere limiti allo spianamento di Gaza, arrivando a invocare perfino la bomba atomica come su Hiroshima.
Fa specie che un uomo così riceva le accorte condoglianze di Ursula von Der Leyen, perché il Senatore, oltre a essere profondamente filoisraeliano, era tra i grandi sostenitori della guerra alla Russia e dunque fortemente filo-ucraino.
Zelensky, in una sorta di elogio funebre diffuso sui social, arriva a definirlo
"un vero difensore della libertà e dei valori che rendono il nostro mondo più sicuro".
Quali valori?
In che modo uno così renderebbe il mondo un posto più sicuro?
Uno che era tra gli sponsor della guerra all'Iran oltre che del genocidio dei Palestinesi?
E questo fa capire ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, che per l' Occidente le questioni di giustizia universale sono camuffamenti ideologici, mentre parole come "diritto", "libertà", "pace", "sanzioni" hanno un profilo profondamente settario e particolaristico.
Le cause "giuste" sono soltanto quelle che riguardano certi popoli e Stati e non altri. E sono "giuste" anche se comportano lo sterminio o la riduzione in miseria di milioni di persone.
Per cui è giusto sanzionare Putin, ma non lo è sanzionare Israele.
È giusto finanziare l'Ucraina e difenderla anche quando commette altri terroristici; non è giusto finanziare la Palestina, dove i palestinesi sono considerati terroristi anche quando provano a non farsi ammazzare.
L'Uomo di oggi non è molto diverso da quello che sganciò la bomba atomica il secolo scorso.
La ratio alla base è precisamente la stessa: il suprematismo.
Che oggi è tornato in auge vestito di una veste nuova: la legalizzazione del crimine con cui gli occupanti dichiarano il diritto a difendersi dagli occupati.
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