 |
Media israeliani: Netanyahu alla frutta
di Tamara Gallera
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu dovrebbe "ascoltare le lezioni della storia e arrestare il deterioramento prima di raggiungere il baratro", ha riportato giovedì il quotidiano israeliano Zman Yisrael, aggiungendo che Netanyahu è perfettamente consapevole che qualsiasi indagine seria e imparziale su "tutto ciò che è accaduto" porterebbe al suo immediato ritiro dalla vita pubblica.
Il giornale ha inoltre evidenziato le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità dell'occupazione, citando gli sforzi della coalizione di governo per istituzionalizzare le proprie politiche attraverso la legislazione. In questo contesto, Zman Yisrael ha fatto riferimento a un sondaggio annuale che mostra come il 73% dei lavoratori nei territori palestinesi occupati stia prendendo in considerazione l'idea di trasferirsi all'estero per lavoro e residenza.
Nel frattempo, Maariv ha affermato che l'attuale mandato di Netanyahu avrebbe dovuto rappresentare un momento di ripresa politica, ma si è invece concluso con una serie di dolorosi fallimenti. Il quotidiano ha aggiunto che Netanyahu si rende conto, giorno dopo giorno, che la fine del suo governo si avvicina.
Queste notizie giungono mentre Israele è alle prese con una serie di fallimenti su più fronti, tra cui Iran, Gaza e Libano, con Netanyahu accusato di prolungare le guerre per preservare la propria posizione politica, nonostante i crescenti costi e le difficoltà strategiche che l'occupazione comporta.
Funzionari ed esperti di sicurezza israeliani considerano sempre più l'esito della guerra contro l'Iran come un "fallimento strategico totale", poiché i negoziati tra Stati Uniti e Iran, in fase di stallo, spostano l'attenzione dal programma nucleare di Teheran alla sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz.
Secondo le valutazioni israeliane, l'incapacità di Washington di ottenere da Teheran il tipo di accordo inizialmente auspicato riflette errori di valutazione strategica più profondi, commessi durante e dopo l'aggressione. Mentre gli sforzi diplomatici proseguono, molti in Israele ritengono che la guerra abbia in definitiva indebolito la sua posizione strategica rispetto a prima dell'inizio dell'escalation.
Una fonte diplomatica israeliana di alto livello ha affermato che l'obiettivo principale della guerra si è effettivamente spostato, dichiarando: "Quella che era iniziata come una guerra per il programma nucleare iraniano, i missili balistici e il terrorismo si è trasformata in una campagna per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz".
La fonte ha aggiunto che, dal punto di vista di Israele, "questo rappresenta un fallimento strategico e complica anche gli altri fronti", in particolare il Libano, dove è previsto un cessate il fuoco in base al Memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|