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America Latina ai piedi di Israele
trad. di Antonella Salamone
La vittoria di Abelardo de la Espriella sul candidato di sinistra Iván Cepeda, il 21 giugno 2026, ha rappresentato l'ultima svolta a destra nella politica latinoamericana.
Poche ore dopo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar lo ha chiamato per congratularsi, e de la Espriella ha pubblicato la sua risposta online.
"La Colombia ristabilirà e rafforzerà il suo rapporto con lo Stato di Israele come mai prima d'ora. Israele può contare sulla Colombia come amica leale e alleata fedele", ha dichiarato de la Espriella.
Sa'ar lo ha definito "un vero amico del popolo ebraico e dello Stato di Israele", aggiungendo di non vedere l'ora di "rivitalizzare le relazioni tra Israele e Colombia e portarle al livello più alto di sempre" De la Espriella si è impegnato a revocare la decisione di Petro del 2024 di interrompere le relazioni diplomatiche con Israele e ha promesso di trasferire l'ambasciata colombiana a Gerusalemme.
Nessuna figura ha un ruolo più rilevante in questa trasformazione della politica latinoamericana del Presidente argentino Javier Milei. L'economista libertario, insediatosi nel Dicembre 2023, si è posizionato come il più fedele alleato di Israele in tutto il mondo.
"Sono sinceramente orgoglioso di essere il presidente più sionista del mondo", ha dichiarato Milei alla Yeshiva University nel Marzo 2026.
Milei studia personalmente la Torah con il rabbino Shimon Axel Wahnish della comunità ebraica marocchina in Argentina e ha dichiarato di voler convertirsi all'ebraismo dopo aver lasciato l'incarico. Nel Giugno 2025 è diventato il primo capo di Stato non ebreo a ricevere il Premio Genesis israeliano, noto come il "Nobel ebraico", conferitogli per il suo "sostegno inequivocabile" a Israele.
Gli obiettivi sono chiari: i Paesi partner dovrebbero trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme, designare Hamas e Hezbollah come organizzazioni terroristiche, modificare i modelli di voto anti-israeliani alle Nazioni Unite e creare quadri di riferimento per il commercio nei settori della tecnologia, dell'agricoltura, dell'acqua, della sanità e della sicurezza informatica.
Almeno una nazione aveva già aderito al mandato dell'ambasciata ben prima della firma degli Accordi. Il 12 Dicembre 2024, il primo ministro paraguaiano Santiago Peña ha riaperto l'ambasciata del suo paese a Gerusalemme, rendendo il Paraguay il sesto paese al mondo, dopo Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo e Papua Nuova Guinea,a stabilire una presenza diplomatica nella città contesa.
Il Paraguay non era il solo paese a corteggiare Tel Aviv. Daniel Noboa, erede della fortuna delle banane dell'Ecuador e rieletto nel 2025, si è recato a Gerusalemme nel Maggio dello stesso anno per incontrare Netanyahu, e in quell'occasione ha dichiarato che "Israele ed Ecuador hanno gli stessi nemici" e si è impegnato a combattere la povertà, il terrorismo e la sofferenza "fino alla fine". Fonti diplomatiche israeliane hanno confermato a Jewish Insider che sia l'Ecuador che il Paraguay dovrebbero aderire formalmente agli Accordi di Isaac.
In nessun altro Paese il cambiamento è stato più evidente che in Cile. La vittoria di José Antonio Kast alle elezioni cilene del Dicembre 2025 ha rappresentato forse il premio più simbolicamente significativo. Kast ha ribaltato quattro anni di governo di Gabriel Boric, più favorevole alla causa palestinese.
Nel Maggio 2026, Kast incontrò il presidente israeliano Isaac Herzog e si impegnò a ripristinare l'ambasciatore cileno in Israele, nominando Gabriel Zaliasnik. Promise inoltre una maggiore cooperazione in agricoltura, sanità, intelligenza artificiale, tecnologia e sicurezza. È importante sottolineare che Kast raggiunse questo obiettivo governando un Paese che ospita la più grande diaspora palestinese al di fuori del mondo arabo, stimata in 500.000 persone.
Lo stesso paradosso è riemerso, in modo ancora più evidente, in America Centrale. Nasry "Tito" Asfura ha vinto le elezioni in Honduras alla fine del 2025 con l'appoggio di Trump, diventando presidente il 27 Gennaio 2026. Nonostante le sue origini palestinesi cristiane, l'ex sindaco conservatore di Tegucigalpa ha fatto di Israele una delle sue prime mete internazionali dopo l'elezione, viaggiandoci insieme agli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri israeliano Sa'ar ha dichiarato al Jerusalem Post Magazine che Asfura "ha una chiara visione del mondo filo-occidentale, filo-americana e filo-israeliana" e ha descritto il più ampio cambiamento regionale come un'"ondata blu" di governi di destra allineati con gli Stati Uniti e Israele.
Rodrigo Paz, presidente della Bolivia, ha posto fine a quasi 20 anni di governo del partito socialista MAS vincendo le elezioni dell'Ottobre 2025. Nel giro di poche settimane, ha ristabilito le relazioni diplomatiche con Israele, legami che il precedente governo aveva interrotto nel 2023.
Non tutti coloro che si convertono alla causa corrispondono al profilo previsto. Nayib Bukele rappresenta la figura più singolare in questo contesto. Il presidente salvadoregno, che ha origini palestinesi da parte di padre, è diventato un fervente sostenitore di Israele nonostante la sua eredità cristiana palestinese.
Dopo il 7 ottobre 2023, Bukele ha scritto: "Come salvadoregno con origini palestinesi, sono certo che la cosa migliore che possa accadere al popolo palestinese sia la completa scomparsa di Hamas. Quelle bestie selvagge non rappresentano i palestinesi". Nel Dicembre 2023, El Salvador ha votato contro la risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco umanitario a Gaza.
A sud, un altro governo si è mosso lungo lo stesso asse. José Raúl Mulino, ex ministro della Difesa panamense, ha vinto le elezioni del 2024 e ha orientato il Paese decisamente verso Washington e Gerusalemme. Nel Maggio 2026, il presidente israeliano Herzog ha effettuato la prima visita ufficiale di un capo di Stato israeliano a Panama.
Panama rimane l'unico Paese latinoamericano a non aver mai riconosciuto uno Stato palestinese.
Le elezioni presidenziali brasiliane dell'Ottobre 2026 rappresentano il prossimo campo di battaglia. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che ha paragonato le azioni di Israele all'Olocausto e ha richiamato l'ambasciatore brasiliano nel 2024, si scontrerà con il senatore Flávio Bolsonaro in una situazione che, secondo i sondaggi, si preannuncia come un sostanziale pareggio.
Flávio Bolsonaro, il cui padre Jair Bolsonaro è stato incarcerato per il tentato colpo di stato dell'8 Gennaio 2023 e gli è stato impedito di ricoprire cariche pubbliche, si è posizionato come il candidato conservatore di consolidamento. Una vittoria di Bolsonaro porterebbe il Brasile, il paese più popoloso dell'emisfero, ad unirsi al blocco filo-israeliano. Il gruppo parlamentare Brasile-Israele ha firmato la "Dichiarazione di principi condivisi" degli Accordi di Isaac nell'Aprile del 2026, dimostrando il proprio sostegno legislativo anche durante il governo di Lula.
Dietro ciascuno di questi riallineamenti si celavano forze ben più ampie di una singola elezione. Il ritorno di Trump alla presidenza nel 2025 ha legato direttamente il sostegno finanziario e politico americano ai candidati di destra.
Come ha osservato il Jerusalem Post, i funzionari israeliani hanno dichiarato il 2026 "l'anno dell'America Latina". Con oltre una dozzina di paesi che hanno ristabilito o rafforzato i legami con Israele, gli Accordi di Isaac e il più ampio spostamento a destra hanno ridisegnato radicalmente la mappa diplomatica dell'emisfero, con implicazioni dirette per la posizione globale di Israele, la strategia regionale americana e il futuro della diplomazia palestinese nell'emisfero occidentale.
Le ultime dispendiose operazioni militari in Eurasia – dalla guerra russo-ucraina alla guerra con l'Iran – hanno costretto il progetto giudeo-americano a cercare obiettivi più facili. L'America Latina, con i suoi sistemi politici frammentati, le élite corrotte e le immense risorse, è la preda più ovvia. La cosiddetta rinascita della destra non è una riscoperta dell'orgoglio nazionale, bensì un vassallaggio travestito da conservatore. Ogni nuovo presidente che si affretta a insediarsi a Tel Aviv è uno strumento, non un leader.
Contrariamente a quanto credono alcuni ingenui nazionalisti occidentali, il sionismo non è nazionalista per sua natura, ma piuttosto un movimento espansionista con ambizioni globali. L'illusione che rispetti la sovranità deve essere infranta da seri movimenti politici. Una resistenza multinazionale coordinata è l'unica forza in grado di fermare questa presa di potere emisferica e altri tentativi di supremazia ebraica che si consolidano in tutto il mondo.
(José Alberto Niño è un giornalista, analista di politica internazionale, podcaster ed esperto di America Latina).
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