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Le violenze dei coloni
di Emma Buonvino
Le violenze dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania sono ampiamente documentate da organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali, tra cui B'Tselem, Yesh Din, Human Rights Watch, Amnesty International e le Nazioni Unite. Non tutti i coloni partecipano a queste azioni, ma numerosi episodi sono stati documentati nel corso degli anni e, secondo diversi rapporti, hanno registrato un forte aumento dopo l'ottobre 2023.
Ecco un elenco il più possibile completo delle principali forme di violenza e vessazione documentate.
Violenze fisiche
Pestaggi con bastoni, spranghe, pietre e mazze.
Aggressioni con coltelli.
Spari contro civili palestinesi.
Omicidi.
Ferimenti gravi con lesioni permanenti.
Investimenti volontari con automobili.
Aggressioni di gruppo (linciaggi).
Attacchi contro le abitazioni
Incendi di case.
Lancio di molotov.
Lancio di pietre contro finestre e tetti.
Distruzione di porte e finestre.
Saccheggi.
Occupazione abusiva di abitazioni.
Minacce ai residenti affinché abbandonino le case.
Attacchi contro l'agricoltura
Sradicamento di ulivi.
Abbattimento di alberi da frutto.
Incendio di uliveti e campi coltivati.
Distruzione di serre.
Danneggiamento degli impianti di irrigazione.
Furto dei raccolti.
Impedimento della raccolta delle olive.
Contaminazione o danneggiamento di pozzi e cisterne.
Attacchi contro gli allevamenti
Furto di greggi.
Uccisione di pecore, capre e altri animali.
Avvelenamento del bestiame.
Aggressione ai pastori.
Impedimento all'accesso ai pascoli.
Confisca di animali.
Intimidazioni quotidiane
Minacce di morte.
Insulti razzisti.
Minacce armate.
Inseguimenti.
Aggressioni ai bambini che vanno a scuola.
Molestie alle donne.
Presenza intimidatoria armata nei villaggi.
Atti vandalici sulle automobili.
Distruzione di infrastrutture
Danneggiamento delle reti idriche.
Distruzione di pannelli fotovoltaici.
Danneggiamento delle linee elettriche.
Distruzione di strade agricole
Danneggiamento di trattori e mezzi agricoli.
Restrizioni alla libertà di movimento
Blocco di strade di accesso ai villaggi.
Creazione di avamposti che impediscono il passaggio.
Occupazione di terreni agricoli.
Impedimento dell'accesso ai campi.
Interruzione dei percorsi verso scuole e ospedali.
Attacchi contro luoghi religiosi
Incendi di moschee.
Atti vandalici nei cimiteri.
Danneggiamento di luoghi di culto.
Profanazione di tombe.
Atti di odio
Graffiti razzisti.
Scritte "Price Tag" ("prezzo da pagare"), rivendicate da gruppi estremisti di coloni.
Incitamento alla violenza.
Umiliazioni pubbliche.
Espropriazione delle terre
Installazione di avamposti senza autorizzazione formale.
Recinzione di terreni palestinesi.
Occupazione progressiva di pascoli.
Pressioni continue affinché interi villaggi si spostino.
Trasformazione di aree agricole in zone controllate dai coloni.
Violenze psicologiche
Minacce continue.
Pattugliamenti intimidatori.
Spari in aria vicino alle abitazioni.
Uso della paura come mezzo di pressione.
Molestie ripetute per costringere le famiglie a lasciare le proprie terre.
Conseguenze documentate
Secondo numerosi rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni per i diritti umani,
decine di comunità di pastori sono state costrette ad abbandonare i propri villaggi;
migliaia di ettari di terra sono diventati inaccessibili ai proprietari palestinesi;
migliaia di ulivi sono stati distrutti o danneggiati;
molte famiglie vivono in uno stato di paura costante.
In numerosi casi è stata documentata la presenza o il mancato intervento delle forze di sicurezza israeliane durante attacchi di coloni, mentre in altri casi le autorità sono intervenute per fermare le violenze. Le organizzazioni per i diritti umani criticano frequentemente quella che descrivono come un'insufficiente tutela dei civili palestinesi e un basso tasso di perseguimento dei responsabili.
È importante distinguere tra le azioni dei coloni coinvolti in violenze e l'insieme dei coloni israeliani: non tutti partecipano a questi atti e alcuni li condannano apertamente. Tuttavia, le organizzazioni citate descrivono questi episodi come un fenomeno ricorrente e ben documentato, soprattutto in alcune aree della Cisgiordania.
Le violenze non sono distribuite in modo uniforme, ma si concentrano soprattutto in alcune aree della Cisgiordania dove la presenza di insediamenti e avamposti è particolarmente intensa. Tra le più colpite vi sono le colline a sud di Hebron (Masafer Yatta), la zona di Nablus (in particolare i villaggi di Burin, Huwara, Qusra e Turmus Ayya), l'area della Valle del Giordano, le campagne intorno a Ramallah e quelle di Betlemme.
In queste aree, secondo le Nazioni Unite e diverse organizzazioni per i diritti umani, le aggressioni hanno contribuito allo sfollamento di numerose comunità palestinesi, in particolare di allevatori e agricoltori, costretti ad abbandonare terre coltivate e pascoli per timore di nuove violenze.
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