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04 luglio 2026
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La creazione del terrorismo islamico
di Rossella Ahmad

Ascoltando i deliri di Silvia Sardone l'altra sera, mi è venuto in mente Stanley Cohen, l'avvocato ed attivista politico americano (di famiglia ebrea ortodossa, ndr) che da decenni si occupa di difendere i capri espiatori di un ossimoro intelligentemente creato da Israele per motivi di espansione e conquista, il "terrorismo islamico".

Una roba inesistente, creata, secondo Cohen, da chi rappresenta il peggio dell'umanità, un connubio maligno tra vittimismo perpetuo ed odio sistemico unito ad una violenza incontrollata.

Un colpo di genio assoluto, comunque, che ha prodotto ciò a cui assistiamo ancora oggi.

Una conferenza sionista tenutasi nel 1980 a Washington DC stabilì le linee guida che da quel momento in poi. avrebbero costituito l'agenda della politica estera statunitense (e quindi occidentale): guerra senza quartiere e senza limiti contro un nuovo soggetto criminale, improvvisamente palesatosi sulla scena mondiale e mai esistito nel corso dei precedenti 1400 anni, risorse economiche illimitate a tutte le agenzie mediatiche che si fossero prestate ad una continua campagna diffamatoria contro i musulmani e gli arabi, mano libera a qualunque satrapia desiderasse sbarazzarsi impunemente dei propri oppositori interni.

E, cosa più importante, la possibilità inedita di comprimere e limitare la libertà degli immigrati islamici negli Stati Uniti, comunità colte ed integrate di libanesi, palestinesi e siriani, onde evitare il più pericoloso degli eventi: che essi potessero acquisire abbastanza forza da influenzare la politica estera americana.

Una guerra contro un soggetto inesistente è concepita per durare per sempre, ed i fantasmi sono più utili degli uomini in carne ed ossa, ancorché collaborazionisti.

E poi ho pensato a Tucker Carlson, un conservatore trumpiano della prima ora che, con intelligenza e lungimiranza, ha deciso ad un certo punto della sua vita - coincidente con l'attacco statunitense all'Iran - di non abbeverarsi più alla fonte della menzogna perpetua che egli stesso aveva contribuito ad alimentare e di andare in loco, guardare con i suoi occhi, smerdare con cognizione di causa le fandonie atroci su cui Israele ha costruito il nemico perfetto dell'occidente.

Carlson ha effettuato una sorta di pellegrinaggio spirituale che ha ribaltato da cima a fondo le sue precedenti convinzioni. In Libano, in Palestina, in Giordania ha dato parola a coloro la cui voce era bandita a favore di una propaganda tossica ed opportunistica, ed ha realizzato il più importante dei doveri di un giornalista: verificare sempre, verificare tutto, attenersi alla verità oggettiva nell'esercizio della sua professione.

Carlson ha scoperto ciò che alle Sardone della nostra disgraziata era è ignoto: che il Medioriente è completamente diverso dall'immagine stereotipata ed artefatta che ne danno i media occidentali.
Che i suoi popoli sono calorosi, accoglienti e colti.
Che le sue donne sono mediamente più istruite e libere delle loro controparti occidentali.
Che i giovani sono dovunque una forza propulsiva e positiva.
Che i cristiani sono parte integrante di un tessuto sociale antico di millenni.
Che la gente non sente alcun bisogno di scimmiottare l'occidente per sentirsi realizzata.
Che quei luoghi e quei popoli sono belli, vivi, permeati di valori, ed usufruiscono della modernità senza prostituirsi ad essa e senza esserne dominati.

Che infine lo spirito è ancora presente e, con esso, la volontà di non arrendersi alle ingiustizie cosmiche che ne hanno contraddistinto la storia e la disperante attualità.

L'intelligenza è bella. La sua caratteristica principale è quella di adattare se stessi al mondo circostante nella maniera migliore per garantirne l'evoluzione, e non viceversa.

L'altra è di apprendere dall'esperienza.

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