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03 luglio 2026
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Miseria della filosofia
di Fausto Gianelli

Dopo 1000 giorni di genocidio e di fronte al velo squarciato dal resoconto impietoso del Cardinale Pizzaballa, uno dei pochissimi che ha potuto percorrere tutta Gaza e che ha raccontato il disastro di quella terra, descrivendone il dramma: le città distrutte, le famiglie che sopravvivono nelle tende infuocate dal sole e immerse nel fetore delle fogne circostanti, costrette a difendere ogni notte i bambini dai morsi dei ratti, è ripartita prontamente la campagna dei media e degli intellettuali pro Israele, secondo cui il Genocidio, pur accertato e ribadito la scorsa settimana dall'ONU, nemmeno andrebbe nominato.

Lasciando perdere gli agenti già pagati direttamente dall'intelligence USA (Ferrara e simili, per intenderci), che l'ordine sia di compattarsi ora a difesa del sionismo e delle sue stragi, costi quel che costi, lo si capisce non solo dalla nomina ieri a capo del gruppo SAE, che comprende La Stampa, di Molinari (uno che dai tempi degli studi all'università ebraica a Gerusalemme non ha mai smesso il suo ruolo di propagandista israeliano) ma anche da editoriali come quello della prof. Donatella Di Cesare, filosofa e pensatrice "di sinistra", che in una lettera aperta, pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano, contesta la posizione di Pizzaballa.

Il Cardinale avrebbe infatti la colpa di raccontare la sofferenza del popolo palestinese trascurando la "angoscia" degli israeliani. La Di Cesare dichiara poi, con un colpo di genio, che non si può accusare Israele di essere Stato genocida perché altrimenti si rischierebbe di accusare tutto il popolo ebraico.

Lo sterminio, la pulizia etnica, l'apartheid non sono un problema secondo la filosofa, che esalta convinta la splendida democrazia israeliana, un grande Paese la cui sola pecca sarebbe, al momento, un leader politico corrotto.

Di fronte a queste argomentazioni, Marx e il suo libro sulla "Miseria della filosofia" mi sono tornati alla mente, perfetta rappresentazione di tutti i "pensatori" mai disposti a riflettere sulla sofferenza degli "altri", vittime sacrificabili per la sicurezza dei "nostri" alleati.

I palestinesi in tutto ciò sono gli odierni agnelli da sgozzare, oggi, sull'altare dei valori israelo-statunitensi o, più comodamente, da lasciare in pasto ai ratti (quelli che infestano Gaza e le redazioni dei nostri quotidiani).

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