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Gaza: le malattie uccidono come le armi
di Emma Buonvino
Quando si parla di Gaza, si contano i morti dei bombardamenti. Ma c'è un'altra guerra, più lenta, che continua ogni giorno e che colpisce soprattutto i più fragili.
È la guerra delle malattie.
Milioni di persone vivono tra edifici distrutti, montagne di macerie e cumuli di rifiuti che non possono essere rimossi. Le reti idriche e fognarie sono state gravemente danneggiate. L'acqua potabile è scarsissima. L'elettricità è insufficiente. Molti ospedali sono fuori servizio o lavorano in condizioni disperate. Mancano farmaci essenziali, anestetici, antibiotici, vaccini, materiale chirurgico e perfino disinfettanti.
In queste condizioni, una semplice ferita può trasformarsi in un'infezione mortale.
Le malattie diarroiche e la dissenteria si diffondono facilmente quando l'acqua è contaminata. I bambini sono i primi a pagarne il prezzo, perché la disidratazione può diventare fatale in poche ore.
Le infezioni respiratorie aumentano a causa della polvere delle macerie, del sovraffollamento nei rifugi e della malnutrizione, che indebolisce il sistema immunitario.
Le infezioni cutanee proliferano quando non è possibile lavarsi, cambiare gli indumenti o medicare le ferite.
L'epatite A può diffondersi attraverso acqua e alimenti contaminati. Anche la scabbia, i pidocchi e altre malattie legate alla mancanza di igiene trovano terreno fertile in rifugi sovraffollati dove migliaia di persone condividono spazi minuscoli.
Le ferite provocate dalle esplosioni rischiano di infettarsi rapidamente. Senza antibiotici e senza sale operatorie funzionanti, amputazioni e decessi diventano molto più probabili.
Le donne incinte affrontano gravidanze e parti senza cure adeguate. I neonati prematuri rischiano la vita per la mancanza di incubatrici, elettricità e medicinali.
Chi soffre di diabete, insufficienza renale, malattie cardiache o tumori spesso non riesce più a ricevere le cure necessarie. Per molti pazienti cronici, l'interruzione delle terapie equivale a una condanna.
E poi c'è la fame.
La malnutrizione indebolisce il corpo, rende più difficile combattere le infezioni, rallenta la guarigione delle ferite e colpisce in modo devastante la crescita dei bambini.
Infine, ci sono le ferite che non si vedono.
Bambini che dormono tra le esplosioni. Genitori costretti a scegliere quale figlio cercare di salvare. Persone che hanno perso casa, familiari e ogni certezza. Il trauma psicologico, l'ansia, la depressione e il disturbo da stress post-traumatico accompagneranno molti sopravvissuti per anni, anche quando le armi taceranno.
Le bombe possono uccidere in un istante.
Ma la distruzione dell'acqua, dell'igiene, degli ospedali e del sistema sanitario continua a uccidere ogni giorno, lentamente, nel silenzio.
Perché una popolazione non viene distrutta soltanto quando perde la vita.
Viene distrutta anche quando le vengono sottratti i mezzi per continuare a vivere.
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