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Jonathan Cook: nazionalità israeliana solo finzione sui passaporti
trad. di Tamara Gallera
Israele ha imparato dagli errori del vecchio Sudafrica. Ha padroneggiato le moderne arti delle pubbliche relazioni – o almeno le padroneggiava fino a quando Benjamin Netanyahu non ha stravolto tutto cancellando Gaza.
All'interno di Israele, il sistema di apartheid si estende ben oltre le leggi sul matrimonio, toccando ogni ambito della vita.
Ecco un altro modo in cui Israele ha celato il suo sistema di apartheid – ancora una volta non nei territori occupati, ma all'interno di Israele stesso.
Lo stesso sistema che nega agli israeliani la possibilità di un matrimonio civile o laico si rifiuta anche di riconoscere loro una qualsiasi identità civile o laica, semplicemente come israeliani. Per legge, chiunque in Israele deve essere identificato come appartenente a un gruppo confessionale: come ebreo, musulmano, cristiano o druso.
Il che spiega un altro fatto poco noto su Israele: Israele è l'unico paese al mondo che non riconosce la propria nazionalità – in questo caso, quella israeliana. Perché? Per la semplice ragione che, se gli israeliani condividessero un'identità nazionale comune, sarebbe molto più difficile per lo Stato israeliano attuare il suo sistema di apartheid.
La nazionalità israeliana esiste solo come finzione sui passaporti israeliani per consentire alla popolazione di viaggiare all'estero. All'interno di Israele, ognuno è identificato dal proprio gruppo confessionale.
In Israele, "ebreo" è considerato una nazionalità. Ricordiamo la Legge sullo Stato-nazione del 2018. Essa dichiara che lo Stato di Israele appartiene esclusivamente alla "nazione" degli ebrei, ovvero a ogni ebreo nel mondo, non solo a coloro che vivono in Israele.
Musulmani e cristiani sono raggruppati in una nazionalità "araba" altrettanto artificiale, mentre i drusi hanno una nazionalità propria e distinta. La stessa Legge sullo Stato-nazione chiarisce che lo Stato di Israele non appartiene a queste altre "nazioni" non ebraiche, nonostante le loro famiglie vivano sulle stesse terre da secoli. I cittadini palestinesi di Israele – che vengono definiti "arabi israeliani" – non sono altro che ospiti, e per di più indesiderati.
Questa segregazione si riflette anche nelle carte d'identità israeliane. Queste carte, che devono essere portate sempre con sé, in passato includevano una sezione che indicava espressamente la "nazionalità" di ciascun israeliano. Tuttavia, questa sezione ha attirato l'attenzione durante una lunga e, in definitiva, infruttuosa battaglia legale intentata da un gruppo di israeliani dissidenti che chiedevano il riconoscimento di una nazionalità israeliana.
Le autorità hanno quindi rimosso la categoria dalla carta. Ciononostante, il registro anagrafico israeliano include ancora una classificazione per nazionalità.
Oltre a ebreo, arabo e druso, esistono più di 120 altre categorie per gestire tutte le anomalie. Ero solo una di queste anomalie, dopo aver sposato un cristiano palestinese e aver intrapreso un lungo e difficile processo di naturalizzazione. La mia nazionalità è stata classificata come "britannica".
Perché tutta questa complessità? Perché tutte queste stranezze uniche?
Perché Israele ha bisogno di nascondere il suo sistema di apartheid. Il vecchio Sudafrica diceva semplicemente: una legge per i bianchi e un'altra per i neri.
Israele sa che questo non funziona più. Quindi ha ideato un sistema contorto e sconcertante che pochi comprendono, come modo per evitare di attirare l'attenzione e le critiche.
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