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Genocidio riproduttivo perpetrato da Israele sui palestinesi
di Leandro Leggeri
Un nuovo rapporto di 188 pagine del Palestinian Feminist Collective, realizzato con il sostegno di Progressive International, accusa Israele di portare avanti da decenni una strategia di «genocidio riproduttivo» nei confronti del popolo palestinese, intensificatasi dopo l'inizio della guerra nella Striscia di Gaza nell'ottobre 2023.
Secondo il rapporto, la distruzione sistematica di ospedali, reparti maternitą, cliniche per la fertilitą e infrastrutture sanitarie, unita alla scarsitą di acqua, cibo, medicinali ed energia elettrica, avrebbe compromesso gravemente la salute riproduttiva della popolazione palestinese, rendendo sempre pił difficile la prosecuzione della vita familiare.
Il documento richiama anche le conclusioni della recente Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, secondo cui le forze israeliane avrebbero colpito deliberatamente bambini e strutture sanitarie. Tra i dati riportati figurano oltre 21.000 bambini palestinesi uccisi dall'ottobre 2023 e migliaia di altri ancora sotto le macerie, oltre a un forte aumento degli aborti spontanei causato da malnutrizione, stress e collasso del sistema sanitario.
Il rapporto raccoglie testimonianze di sopravvissuti, documenti d'archivio, studi accademici, rapporti delle Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani, sostenendo che la distruzione delle capacitą riproduttive palestinesi rappresenti un elemento strutturale della campagna militare israeliana.
La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha definito il rapporto «un atto d'accusa contro un sistema che ha trasformato la vita palestinese, i corpi, le famiglie e persino i morti in strumenti di controllo e dominazione», sostenendo che le violenze documentate non costituiscono episodi isolati ma parte di un pił ampio sistema di oppressione.
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