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USA apriranno nuova ambasciata in Al Quds
di Aurora Gatti
Gli Stati Uniti e Israele hanno firmato mercoledì un accordo formale per l'assegnazione di un terreno per la costruzione di una nuova sede permanente dell'ambasciata statunitense a Gerusalemme Est (al-Quds), segnando l'ultimo passo di un processo diplomatico avviato oltre otto anni fa.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar e l'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee hanno siglato l'accordo durante una cerimonia presso il Ministero degli Esteri, alla quale ha partecipato anche il sindaco di Gerusalemme Est, Moshe Lion. L'accordo sancisce il trasferimento dell'ambasciata dalla sua attuale sede a una nuova struttura permanente nella città occupata.
Il patto formalizza una recente decisione del governo israeliano di destinare il complesso di Allenby al progetto. Funzionari di entrambe le parti hanno presentato lo sviluppo come una conferma della direttiva del presidente statunitense Donald Trump del dicembre 2017, che riconosceva Gerusalemme Est come capitale di Israele e ordinava il trasferimento dell'ambasciata da Tel Aviv.
"Questo è un altro traguardo nell'incrollabile alleanza tra Israele e gli Stati Uniti", ha dichiarato Sa'ar al momento della firma. Ha aggiunto che la mossa si basa sulla decisione originaria di Trump e la consolida "per le generazioni a venire".
Sa'ar ha descritto l'accordo come qualcosa di più di un semplice trasferimento di territorio, definendolo "un riconoscimento della storia e una dichiarazione del nostro futuro condiviso".
Il ministro degli Esteri ha inoltre sottolineato il valore strategico di Israele per Washington, descrivendolo come la risorsa strategica più importante degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Il sindaco Lion ha salutato la firma come il momento in cui la decisione di Trump del 2017 è "ufficialmente passata dalla carta alla pietra", ribadendo che Gerusalemme "è stata e sarà sempre la nostra capitale eterna". Ha ringraziato Trump, l'ambasciatore Huckabee e Sa'ar per aver promosso il progetto.
L'ambasciatore Huckabee, intervenendo alla cerimonia, ha descritto la giornata come un altro momento storico nelle relazioni bilaterali, confermando che gli Stati Uniti avrebbero costruito un nuovo e "imponente" complesso per l'ambasciata a sostegno di quella che ha definito la "partnership vitale e insostituibile" tra Stati Uniti e Israele.
Il nuovo complesso permanente sostituirà in futuro l'attuale sede dell'ambasciata, inaugurata nel 2018 in seguito all'ordine iniziale di trasferimento di Trump. Non è stata ancora comunicata una tempistica per la costruzione o il completamento della nuova struttura.
Il mondo condanna la decisione di Trump di trasferire l'ambasciata statunitense a Gerusalemme.
La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, del 6 dicembre 2017, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l'ambasciata statunitense, ha suscitato immediate reazioni negative a livello internazionale.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha condannato la mossa il 6 dicembre 2017, definendola una rinuncia al ruolo di mediatore di pace da parte dell'America e avvertendo che avrebbe distrutto le speranze di una soluzione a due Stati.
Anche gli alleati europei hanno respinto prontamente la decisione. L'allora Primo Ministro britannico Theresa May ha dichiarato il 6 dicembre 2017 che la mossa era "dannosa" per gli sforzi di pace, mentre il presidente francese Emmanuel Macron e l'allora cancelliera tedesca Angela Merkel hanno entrambi insistito sul fatto che lo status di Gerusalemme dovesse essere definito attraverso negoziati diretti.
Le nazioni arabe hanno espresso profonda preoccupazione. Il 6 dicembre 2017, l'Arabia Saudita ha dichiarato, avvertendo di "pericolose conseguenze", che il riconoscimento sarebbe stato "legalmente nullo" in quanto avrebbe minato lo status definitivo della città.
Anche le Nazioni Unite sono intervenute, con il Segretario Generale António Guterres che ha ribadito, sempre il 6 dicembre 2017, che non esisteva "alternativa" alla soluzione dei due Stati e che tutte le parti dovevano rispettare il diritto internazionale.
Il 18 dicembre 2017, gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sostenuta dagli altri 14 membri, che avrebbe obbligato Trump a ritirare la sua dichiarazione, aggravando ulteriormente il loro isolamento diplomatico sulla questione.
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