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Sanzioni contro Israele nel programma della nuova sinistra britannica
di
Alberto Pantaloni
Il Socialist Campaign Group, da tempo portavoce della sinistra laburista nel Parlamento britannico, è composto da diversi membri che hanno fatto parte della leadership di Jeremy Corbyn, tra cui Richard Burgon, John McDonnell, Jon Trickett, Rebecca Long-Bailey, Ian Lavery, Diane Abbott, Andy McDonald, Imran Hussain e Grahame Morris.
Il Gruppo comprende anche una nuova generazione di deputat* socialist* elett* nel 2019, quali Ian Byrne, Nadia Whittome, Bell Ribeiro-Addy MP, Kim Johnson MP e Apsana Begum, insieme a quelli eletti alle ultime elezioni, come Steve Witherden e Brian Leishman.
Il SCG è ora intervenuto nella battaglia per la nuova leadership del partito illustrando i cambiamenti politici che, a suo avviso, sono necessari per ricostruire il consenso del Partito Laburista e ristabilire il legame con le persone che esso era stato fondato per rappresentare. Lo ha fatto con un manifesto pubblicato due giorni fa dalla storica rivista socialista «Tribune» - fondata nel 1937. I punti di questa piattaforma sono:
- Imposta del 2% sui beni con un valore superiore a 10 milioni di sterline e imposte straordinarie sui settori che realizzano profitti eccessivi non derivanti dal lavoro, comprese le banche.
- Estendere le nazionalizzazioni dalle Ferrovie alle risorse idriche ed energetiche; smantellare i piani di privatizzazione del servizio sanitario nazionale ed estromettervi Palantir, il colosso che ha stretto una partnership strategica con il Ministero della Difesa israeliano.
- Pacchetto di misure di emergenza per proteggere il tenore di vita delle persone, tra cui un vero e proprio congelamento delle bollette energetiche, pasti scolastici gratuiti per tutti e l'espansione del trasporto pubblico a prezzi accessibili, a partire dal trasporto gratuito in autobus per i giovani sotto i 22 anni.
- Un Employment Rights Act 2.0 per garantire la completa realizzazione del "New Deal" per i lavoratori, compreso il ripristino della contrattazione collettiva.
- Un programma su larga scala di costruzione di alloggi popolari e l'introduzione di un controllo degli affitti per proteggere gli inquilini dall'impennata dei canoni e affrontare lo scandalo del regime di locazione a lungo termine.
- Un sistema di asilo e immigrazione umano, che includa percorsi sicuri e legali per i rifugiati. Come punto di partenza, l'abbandono dei piani per raddoppiare il tempo necessario ai lavoratori migranti già presenti nel Paese per ottenere il permesso di soggiorno.
- Continuare il blocco a qualsiasi nuova concessione per l'estrazione di petrolio e gas e investire nella transizione verso le energie rinnovabili.
- Una politica estera basata sul diritto internazionale, sui diritti umani e sulla pace. Ciò deve includere sanzioni contro Israele, a cominciare da un divieto totale sui prodotti fabbricati negli insediamenti illegali israeliani.
- Abolire le misure antidemocratiche sul dibattito interno al partito introdotte da Starmer e ripristinare una cultura aperta e democratica che permetta alle diverse tradizioni e ai diversi punti di vista di essere ascoltati e rappresentati.
Le possibilità che tutti questi punti, soprattutto gli ultimi tre, vengano fatti propri da Andy Burnham e dalla sua futura compagine di governo sono molto scarse. Basti pensare che come capo del suo staff Burnham ha scelto un lobbista aziendale filo-israeliano, James Purnell, che dirigeva uno studio legale che rappresentava aziende del settore delle armi, dei combustibili fossili e delle risorse idriche. Credo però che sicuramente qualcosa verrà portato a casa, perché Burnham non può permettersi una spaccatura nel partito ora.
Inoltre, da persona che vive in Italia, mi affascina il fatto che in quel Paese, nel bene o nel male, ancora si parli di programmi, anziché di primarie o leadership di campi larghi vari.
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