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Libano: represse proteste contro accordo con Israele
di
Leandro Leggeri
Le autorità libanesi hanno ordinato alle forze di sicurezza di reprimere le proteste scoppiate dopo la firma, a Washington, dell'accordo quadro tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti.
Nella notte tra venerdì e sabato centinaia di manifestanti hanno bloccato le principali arterie di Beirut, incendiando pneumatici e denunciando un'intesa che, secondo i critici, finirebbe per legittimare l'occupazione israeliana del Libano meridionale. La Procura ha quindi disposto lo sgombero delle strade e autorizzato le forze dell'ordine ad adottare «tutte le misure legali e operative necessarie» per ristabilire l'ordine pubblico.
Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha definito l'accordo «umiliante, vergognoso e illegittimo», sostenendo che subordinare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza significhi trasformare il Libano «in una pedina nelle mani del nemico» e aprire la strada a un'occupazione prolungata.
Anche il presidente del Parlamento Nabih Berri ha condannato l'intesa, definendola una «fitna» (sedizione), mentre la deputata e docente di diritto internazionale Halima Kaakour ha denunciato la clausola che impegnerebbe le parti a evitare iniziative ostili nei consessi politici e giuridici internazionali. Secondo Kaakour, una simile disposizione rischierebbe di impedire al Libano di perseguire legalmente presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
L'accordo prevede che il ritiro israeliano avvenga soltanto dopo il disarmo di Hezbollah e non fissa una data per il ritorno degli sfollati nelle loro abitazioni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore l'intesa, affermando che le truppe israeliane rimarranno nelle «zone di sicurezza» del Libano meridionale fino al completo disarmo di Hezbollah.
Secondo numerosi esponenti politici e osservatori libanesi, l'accordo rischia quindi di consolidare la presenza militare israeliana nel sud del Paese anziché porvi fine, alimentando ulteriori tensioni sul piano interno e regionale.
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