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Se questo è un uomo
di
Emma Buonvino
Entrano vivi. Escono distrutti. Se escono.
La storia del giornalista palestinese Mujahid Bani Mufleh non è soltanto la storia di un uomo. È il volto di un sistema.
Arrestato senza accuse formali, rinchiuso per mesi in detenzione amministrativa, privato del diritto a un processo, è uscito dal carcere in condizioni talmente gravi da essere trasportato d'urgenza in sala operatoria per un'emorragia cerebrale. Oggi affronta una lunga riabilitazione con una parte del cranio rimossa.
Ma la sua vicenda non è un caso isolato.
Da anni organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali per i diritti umani, insieme a rapporti delle Nazioni Unite, raccolgono testimonianze che descrivono pestaggi, privazione del sonno, fame, sete, isolamento prolungato, umiliazioni, cure mediche negate o ritardate, violenze fisiche e psicologiche nei confronti di detenuti palestinesi. Dopo il 7 ottobre 2023 le denunce di maltrattamenti e torture sono aumentate in modo drammatico secondo numerose organizzazioni per i diritti umani.
La detenzione amministrativa permette di incarcerare una persona senza incriminazione e senza processo, sulla base di prove segrete, con ordini che possono essere rinnovati ripetutamente. Migliaia di palestinesi hanno vissuto questa esperienza.
La tortura non serve soltanto a far soffrire un individuo.
Serve a distruggere una famiglia. A terrorizzare una comunità. A lasciare corpi mutilati, menti traumatizzate, vite segnate per sempre. Quando un prigioniero torna a casa incapace di lavorare, di camminare, di abbracciare i propri figli senza tremare, la ferita non appartiene più soltanto a lui: colpisce l'intera società.
Per questo le accuse di torture e trattamenti inumani nelle carceri israeliane non possono essere liquidate come episodi isolati. Se vengono tollerate o restano impunite, diventano parte di un sistema di controllo che produce sofferenza duratura.
Nessuno Stato può rivendicare il diritto di infliggere torture, umiliazioni o trattamenti crudeli. Il diritto internazionale è inequivocabile: la tortura è vietata sempre, senza eccezioni.
Ogni prigioniero ha diritto alla dignità, a un processo equo e alle cure mediche. Negare questi diritti significa colpire i fondamenti stessi dell'umanità.
Il silenzio davanti a queste violazioni non è neutralità.
È il primo alleato dell'impunità.
Per chi solleva dubbi vi è una vasta bibliografia:
Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR): ha pubblicato numerosi rapporti sulle condizioni dei detenuti palestinesi, sulle accuse di tortura e sull'uso della detenzione amministrativa.
Comitato contro la Tortura delle Nazioni Unite (CAT): nelle sue osservazioni periodiche ha espresso ripetutamente preoccupazione per le denunce di tortura e maltrattamenti nei confronti dei detenuti palestinesi.
Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura: diversi rapporti affrontano il trattamento dei detenuti palestinesi e gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale.
Amnesty International: ha pubblicato numerosi dossier sul sistema di detenzione israeliano, documentando casi di torture, maltrattamenti e detenzione amministrativa.
Human Rights Watch: ha prodotto rapporti dettagliati sull'uso della detenzione amministrativa, sulle condizioni carcerarie e sulle violazioni dei diritti dei detenuti palestinesi.
B'Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani: documenta da anni arresti arbitrari, violenze sui detenuti e l'uso della detenzione amministrativa.
HaMoked – Center for the Defence of the Individual: segue migliaia di casi di detenuti palestinesi e pubblica statistiche aggiornate sulla detenzione amministrativa.
Physicians for Human Rights Israel: ha denunciato ripetutamente il mancato accesso alle cure mediche e le condizioni sanitarie dei detenuti palestinesi.
Public Committee Against Torture in Israel (PCATI): da oltre vent'anni raccoglie testimonianze e documenta casi di tortura e maltrattamenti durante interrogatori e detenzione.
Palestinian Prisoners' Society e Addameer Prisoner Support and Human Rights Association: sono le principali organizzazioni palestinesi che monitorano arresti, morti in carcere e condizioni dei detenuti
Tra i documenti più importanti
Il Rapporto Goldstone
I rapporti annuali di Amnesty International su Israele e Territori Palestinesi.
I rapporti annuali di Human Rights Watch.
I rapporti di B'Tselem intitolati Welcome to Hell, che raccolgono testimonianze di detenuti palestinesi rilasciati dopo il 7 ottobre 2023.
Le comunicazioni ufficiali del Comitato Internazionale della Croce Rossa, che pur mantenendo la riservatezza sulle visite ai detenuti, richiama costantemente il rispetto delle Convenzioni di Ginevra.
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