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27 giugno 2026
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Combattiamo l'odio
di Clara Statello

Ursula von der Leyen ha riferito che la UE ha regalato all'Ucraina 200 miliardi in sostegno militare, economico e finanziario da tutti i Paesi membri.

Adesso prepara le prime tranche di un prestito da 90 miliardi di euro. La prima, già erogata, in assistenza macro finanziaria (cioè paghiamo il debito di uno stato fallito). La prossima servirà per i droni.

Questi soldi non crescono sugli alberi. Sono i soldi delle nostre tasse. I nostri governanti - se così possiamo chiamarli - anziché sostenere la scuola, la ricerca, la sanità, le infrastrutture, il decoro pubblico, infanzia, disabili e terza età, anziché usare i soldi dei lavoratori italiani per chi vive e paga le tasse in Italia, li manda in Ucraina.

In Ucraina finiscono nei cessi dorati di Mindich, nel buco nero della corruzione. Finiscono in armi che uccidono civili e alimentano la guerra di Trump, di Ursula von der Leyen, dei Windsor, di Black Rock e dei nazisti ucraini contro la Russia e il popolo russo. Guerra che - peraltro - non è iniziata né nel 2022, né nel 2014, ma nello scorso millennio, almeno almeno nel 1917.

Finiscono per pagare il debito pubblico, mentre si conducono procedure di infrazione e si impongono politiche lacrime e sangue all' Italia sotto il dogma del rigore dei conti.

Finiscono per pagare pensioni e sanità ucraine, mentre in Italia si lasciano pensioni di fame ai nostri anziani e si ipoteca il nostro futuro con fondi legati alla finanziarizzazione. L'intero bilancio ucraino è destinato alla guerra, il resto lo paghiamo noi.

Mentre l'Italia affonda per colpa di una guerra che nessuno vuole, l'odio sociale cresce. La russofobia non attacca. Picierno e Calenda abbaiano nel deserto come patetiche macchiette, protetti dalla loro immunità parlamentare, nessuno li prende in considerazione.

Così si passa ad un classico della guerra fra poveri: la caccia al nero. Dal ku klus klan alla bocconiana Silvia Sardone è un attimo.

Ma non c'è solo lei a diffondere odio religioso e razziale. C'è anche Pro Italia, ci sono diversi esponenti della Lega.

E ci sono valanghe di troll. Molti mi chiedono perché tengo chiusi i commenti sui social. Proprio per non consentire alle troll farm di inquinare l'ambiente servendosi dei miei contenuti.

Attraverso i troll si creano sensibilità, si manipola l'opinione pubblica, si costringono le persone all' autocensura, si manipolano le elezioni.

I troll servono ad incolpare i magrebini, gli islamici, gli arabi di tutte le colpe della nostra società. In Ucraina lo facevano coi russi. Qui ci hanno provato, ma non ci sono riusciti. Quindi trovano un nuovo capro espiatorio.

Ma quello che serve non è un capro espiatorio. Quello che serve è PORRE IMMEDIATAMENTE FINE a questo meccanismo, recuperare la nostra indipendenza e disarmare la manipolazione, a porre fine alle ingerenze esterne sulla futura campagna elettorale.

Fatevi una domanda: a chi giova l'odio anti-islamico e in particolare anti-sciita?

Questa è la seconda parte del meccanismo e probabilmente rivela chi c'è dietro. Israele è stato pubblicamente accusato dalla Francia di interferire nelle elezioni interne, non solo francesi ma anche di altri Paesi.

Anche Gustavo Pedro ha accusato Israele di interferenza e frode elettorale. In Italia non abbiamo il voto elettronico ma abbiamo uno dei maggiori movimenti pro pal d'Europa, abbiamo una grande comunità palestinese combattiva, abbiamo legami storici con la Palestina e la fine del genocidio è al primo posto di tutti i partiti progressisti (ovviamente non mi riferisco al PD e ai suoi portatori di acqua AVS, che sono degli ologrammi politici).

Quindi è legittimo sospettare che Israele si stia muovendo contro l'Italia e che l'odio anti-islamico è l'ultima mossa per arginare il sentimento negativo generale del Paese contro l'entità sionista.

L' utente medio che guarda video della sardone è più propenso a comprendere il punto di vista di Israele e a empatizzare con la parte israeliana.

Questi due obiettivi (adottare il punto di vista e empatizzare con una parte) non sono secondari ma sono gli obiettivi strategici della guerra di comunicazione, che si svolge soprattutto sui social.

Questi ci impone diversi punti di reazione:

1. Disinnescare l'odio. Anche nel modo più banale dobbiamo pubblicare contenuti positivi che non generino odio o risentimento, ma che arricchiscano chi li legge. Produrre cultura, produrre bellezza, produrre umanità.

2. Smascherare le fake news razziste, islamofobe e xenofobe. Molti i contenuti che suscitano indignazione sono basati su notizie false o dette a metà. Bisogna sbugiardare (strano che non lo faccia Puente o Bufale.it, vero?).

3. Non cadere nella trappola della polarizzazione. Dall' altro lato non ci sono persone ma bot. Reagire con intolleranza alimenta soltanto il circolo vizioso dell' odio e quindi il clima da guerra civile e caccia alle streghe.

4. Presentare la diversità culturale non come una divisione irriducibile ma nella sua dialetticità con la nostra cultura, come ricchezza e occasione di confronto. 5. Lasciare i social e trovarsi per strada, nelle piazze, riscoprendo la dimensione umana di cui le tecnologie ci stanno privando. Oggi a Roma ci sarà la prima riunione di Agorà a cui purtroppo non potrò partecipare, a luglio ci sarà la festa di OttolinaTV e poi tante altre occasioni per discutere e costruire idee senza interferenza esterne.

L'obiettivo deve essere combattere l'odio dall'alto verso il basso: l'odio russofobo, l'odio islamofobo, l'odio xenofobo, l'odio religioso e razzista in generale.

Non possiamo accettare una politica che strumentalizza l'odio. Quando il potere fomenta l'odio, prepara la guerra.

L'unico odio di cui abbiamo bisogno è quello contro le elite. L'unica guerra che dobbiamo combattere è la lotta di classe e la resistenza contro imperialismo e sionismo.

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