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Gaza: le ferite psicologiche durerranno anni
di
Emma Buonvino
GAZA DOPO LE BOMBE: LE FERITE CHE DURERANNO UNA GENERAZIONE
Quando i bombardamenti finiscono, la guerra non finisce. Per il popolo palestinese di Gaza, la fase più difficile potrebbe iniziare proprio dopo il silenzio delle armi.
Dopo oltre due anni di guerra, distruzione, sfollamenti, assedio e collasso dei servizi essenziali, milioni di persone dovranno affrontare non solo la ricostruzione delle case, ma quella dei propri corpi, delle proprie menti e del tessuto sociale stesso.
I danni non sono soltanto materiali. Sono biologici, psicologici, culturali e generazionali.
Secondo dati delle Nazioni Unite e dell'OMS, oltre 170.000 palestinesi sono rimasti feriti dall'ottobre 2023. Di questi, circa 43.000 hanno riportato lesioni permanenti o potenzialmente invalidanti. Fra loro vi sono almeno 10.000 bambini.
Le lesioni più frequenti comprendono:
amputazioni traumatiche degli arti;
lesioni spinali con paralisi permanenti;
gravi ustioni;
traumi cranici e cerebrali;
danni neurologici complessi;
perdita della vista e dell'udito;
ferite multiple da esplosione.
L'OMS stima oltre 5.000 amputati e più di 22.000 persone con gravi lesioni agli arti. In condizioni normali sarebbero necessari anni di riabilitazione specialistica; a Gaza, invece, gran parte degli ospedali e dei centri riabilitativi è stata distrutta o resa inutilizzabile.
Ma le ferite invisibili potrebbero essere ancora più profonde.
Medici, psicologi e agenzie ONU descrivono una popolazione esposta a livelli estremi e prolungati di trauma. Ansia cronica, depressione, disturbi post-traumatici da stress (PTSD), insonnia, attacchi di panico, lutti multipli e perdita della speranza sono ormai fenomeni diffusi.
L'OMS ha parlato di bisogni di salute mentale che coinvolgono virtualmente l'intera popolazione.
I bambini rappresentano la categoria più vulnerabile.
Molti hanno perso uno o entrambi i genitori, hanno assistito alla morte di familiari, sono stati sfollati più volte e hanno vissuto per mesi sotto bombardamenti continui. Organizzazioni umanitarie e professionisti della salute mentale riferiscono sintomi quali regressione comportamentale, enuresi notturna, aggressività, isolamento sociale, paura costante e difficoltà cognitive.
Un'altra categoria ad altissimo rischio è quella delle donne.
Migliaia di donne hanno affrontato gravidanze, parti e cure neonatali in condizioni estreme, con accesso limitato ad acqua, farmaci e assistenza sanitaria. Diverse agenzie internazionali hanno documentato aumenti di complicazioni ostetriche, aborti spontanei e malnutrizione materna.
Anche le persone con disabilità, gli anziani e i malati cronici rischiano di pagare un prezzo enorme. Molti hanno perso l'accesso a cure essenziali, farmaci, protesi e dispositivi di assistenza. Persino l'ingresso di sedie a rotelle e arti artificiali è stato a lungo ostacolato, aggravando il rischio di disabilità permanente.
Esiste poi un ulteriore pericolo: quello rappresentato dagli ordigni inesplosi.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, migliaia di bombe e munizioni potrebbero essere ancora sepolte sotto decine di milioni di tonnellate di macerie. La bonifica potrebbe richiedere molti anni e continuare a provocare vittime anche in assenza di combattimenti.
Le conseguenze sociali saranno altrettanto devastanti.
Scuole distrutte, università rase al suolo, intere famiglie cancellate, perdita di professionisti, insegnanti, medici e tecnici. Centinaia di migliaia di bambini hanno visto interrompersi il proprio percorso educativo per anni consecutivi.
Ricostruire Gaza non significherà soltanto ricostruire edifici.
Significherà affrontare una crisi sanitaria senza precedenti, assistere decine di migliaia di amputati e traumatizzati, sostenere una generazione di bambini cresciuti tra le macerie e cercare di restituire dignità e prospettive a una popolazione che ha conosciuto livelli di sofferenza difficilmente immaginabili.
La vera misura dei danni di questa guerra non sarà soltanto ciò che è stato distrutto. Sarà ciò che servirà per permettere a un intero popolo di tornare a vivere.
Bibliografia essenziale
World Health Organization (WHO) – Rehabilitation needs in Gaza
WHO – Ceasefire and health system challenges in Gaza
UNRWA Situation Reports on Gaza
OCHA – Gaza Reported Impact Snapshots
United Nations Office at Geneva – Gaza health system overwhelmed
WHO Eastern Mediterranean Health Journal – Rehabilitation needs of children in Gaza
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