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Pari diritti?
di Rosa Rinaldi
Una delle balle più inscalfibili da scalfire è quella secondo cui in Israele vivono 2 milioni di arabi con pari diritti.
E come no.
Basterebbe parlare con arabi come Majd Asadi arrestati per un post su Facebook o con i fratelli Muna proprietari della famosa libreria Gerusalemme o citare quei fatti di cronaca che vedono arabi non poter prendere possesso di case popolari perché i vicini non li vogliono o ragazzini arabi quasi ammazzati in mare quando la guardia costiera israeliana si accorge che non sono ebrei...
A dimostrazione ancora di quanto questa balla sia una balla, l' altro giorno è stato arrestato il politico arabo Barakeh per un discorso, pensate, pronunciato quattro anni prima.
Era già stato arrestato più volte in passato, compreso a novembre 2023 insieme ad altre personalità arabe di rilievo perché stavano organizzando una manifestazione contro la guerra.
A tal proposito, lo scrittore e musicista israeliano ROY CHEN (רועי חן) scrive un post di riflessione che dovrebbe far ragionare quanti continuano a ripetere ossessivamente questa sciocchzza.
Scrive:
(Traduzione)
"Il ministro del Patrimonio, Amihai Eliyahu, all'inizio della guerra propose di sganciare una bomba atomica su Gaza.
Bezalel Smotrich disse che bisognava radere al suolo Huwara, e così via.
Zarviv si vantò del fatto che la gente non avesse più una casa, un documento o una fotografia in un album: in altre parole, che il loro passato e ogni traccia della loro umanità fossero stati cancellati. Nissim Vaturi affermò che bisognava separare donne e bambini a Gaza e giustiziare tutti gli uomini.
L'avvocata Kineret Barashi disse che andava cancellata ogni traccia di quelle «mutazioni» di Gaza, dalla sala parto fino all'ultimo degli anziani. Dichiarazioni analoghe furono espresse anche da Moshe Feiglin.
Eppure ieri Mohammad Barakeh è stato arrestato per alcune parole considerate istigatrici, pronunciate quattro anni fa durante una conferenza nella Ramallah occupata. Egli paragonò il regime israeliano a un regime al quale ormai è impossibile non paragonarlo e aggiunse che bisogna lottare contro l'occupazione.
Non so perché siano stati arrestati i due medici ritratti nelle fotografie: il medico dei poveri, dottor Mazen Rantisi, che non chiedeva denaro a chi non era in grado di pagare, o Hussam Abu Safiya, che lo Stato d'Israele tiene da moltissimo tempo in un centro di detenzione senza accuse formali e si rifiuta di rilasciare.
In realtà non me lo chiedo davvero: sono stati incarcerati perché palestinesi.
Ma supponiamo, per ipotesi, che il motivo sia stato il fatto di aver prestato cure mediche a qualcuno appartenente alle forze della resistenza.
Il nonno dei miei figli e padre della mia compagna, Liora Szylman, il compianto dottor Pedro Szylman, riuscì a fuggire dall'Argentina per il rotto della cuffia perché aveva prestato assistenza medica agli oppositori del regime, i quali, per ovvie ragioni, non potevano varcare la soglia degli ospedali.
Non so più cosa sia più umiliante:
il fatto che siamo uno dei popoli più malvagi della storia o uno dei più stupidi, incapace di ricordare sia il proprio passato sia la propria umanità.
Meritiamo di soffocare con frasi come quelle di Vaturi, Zarviv, Smotrich e Barashi, che dovrebbero restarci conficcate in gola fino alla fine dei tempi.
Vorrei dedicare alle tre splendide persone ritratte qui una poesia del poeta turco Nazım Hikmet.
Anche lui trascorse alcuni anni in carcere senza aver commesso alcun reato.
Così è
di Nazım Hikmet
Sto nella luce che avanza,
le mie mani hanno fame e il mondo è pieno di bellezza.
I miei occhi non smettono di stupirsi degli alberi,
così verdi, così colmi di speranza.
Una strada inondata di sole attraversa i gelsi,
io sono accanto alla finestra dell'infermeria del carcere.
Non sento l'odore delle medicine;
dev'essere che i crisantemi sono in fiore
da qualche parte qui vicino.
Così è:
essere in prigione non è la cosa essenziale;
la cosa essenziale è non arrendersi",
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