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25 giugno 2026
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Vittime di tortura: oggi Giornata Mondiale
di Rita Newton

Il 26 giugno ricorre la Giornata mondiale per le vittime di tortura, che purtroppo ancora esistono nella nostra epoca.

E' attuale la denuncia di una commissione ONU delle torture - anche stupri - perpetrate dall'esercito israeliano su uomini, donne e bambini prigionieri. Alcuni di questi li abbiamo visti con lo sguardo terrorizzato per sempre e i corpi martoriati, in filmati provenienti dalla Palestina. Alcuni, come Dottor Adnan Al-Bursh, di tortura sono morti.

Secondo Emil Cioran, vissuto nel XX secolo, "Al contrario degli altri secoli, che praticarono la tortura con negligenza, questo, più esigente, vi apporta uno scrupolo di purezza e di rigore che onora la nostra crudeltà". Questa affermazione vale anche oggi.

Alcune agenzie mondiali - anche occidentali - studiano tecniche di tortura che sfidano in scientificità le barbarie perpetrate nei secoli passati, nonostante l'articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, promulgata - non a caso - nel 1948, reciti: "Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti".

Infatti per torture in genere si intende infliggere dolore fisico, ma esistono pratiche di tortura psicologica parimenti lesive sebbene più subdole.

In Italia abbiamo avuto vicende vergognose in cui le azioni cui le vittime sono state sottoposte addirittura dalle forze dell'ordine sono state qualificate come tortura dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo. Questa stabilì che l'irruzione della polizia italiana nella scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, "deve essere qualificato come tortura" e rampognò l'Italia che "non ha una legislazione adeguata per punire il reato di tortura".

Il reato di tortura è stato introdotto nell'ordinamento italiano solo nel 2017 tramite la Legge 14 luglio 2017, n. 110, che tuttavia il governo Meloni e il partito Fratelli d'Italia hanno cercato di abrogare o modificare profondamente, sostenendo che limita il lavoro delle forze dell'ordine.

Ma è proprio grazie a questa norma che è stato possibile comminare alcun condanne come quella del 2021 per i fatti del Carcere di San Gimignano: dieci agenti penitenziari sono stati condannati per tortura e lesioni aggravate in concorso, a seguito delle violenze subite da un detenuto nell'ottobre del 2018 e quella del 2026 per i fatti del Carcere di Torino: sette agenti della Polizia Penitenziaria hanno ricevuto pene comprese tra i 2 anni e 8 mesi e i 3 anni e 4 mesi per i reati di tortura e abusi ai danni di detenuti avvenuti nel penitenziario "Lorusso e Cutugno" tra il 2017 e il 2019.

Ad Abu Ghraib, in Iraq, torture fisiche e psicologiche furono realizzate nel 2003 sui prigionieri da soldati uomini e donne, con il coinvolgimento di alcuni ufficiali superiori e agenti della CIA (come appurò una successiva inchiesta sugli abusi, documentati con selfie e fotografie dagli stessi aguzzini), ma ci sono stati molti casi in cui la tortura era un metodo di stato o uno strumento di guerra applicato su rilevanti quote della popolazione.

Nel XX secolo, oltre ai campi di concentramento nazisti, torture sistematiche furono praticate durante la guerra d'Algeria sugli oppositori all'occupazione ad opera della Francia, sulla popolazione (soprattutto donne) della Bosnia durante la guerra della ex Jugoslavia e sui dissidenti in diversi paesi centroamericani negli anni '70 dalle dittature di destra appoggiate dagli USA. Quasi sempre queste torture terminavano con la morte delle vittime o con la loro scomparsa (desaparecidos).

Pensavamo di non vedere più questi orrori e invece la "creatività" degli aguzzini non cessa si esercitarsi. Nei campi di prigionia israeliani, a fianco di tecniche più collaudate, si attua l'impalamento con uno strumento incandescente.

Alcune volte i responsabili politici e diretti delle torture sono stati processati e condannati, ma ciò non è avvenuto sempre, soprattutto quando dietro i perpetratori c'erano complicità internazionali, e tale ingiustizia costituisce una vergogna per la nostra "civiltà" al pari della pratica della tortura stessa.

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