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25 giugno 2026
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Omer Bartov: Israele attacca popoli ribelli alle sue politiche
di Paolo Mossetti

Lo storico israelo-americano Omer Bartov:

«Il 7 ottobre è stato descritto come la più grande uccisione di ebrei dalla Shoah. Hamas è stata descritta come nazista e la società ha dato carta bianca alle centinaia di migliaia di riservisti che venivano richiamati affinché andassero a Gaza e la radessero al suolo.

Oggi l'Olocausto non è solo un evento che appartiene al passato, da commemorare, ma anche un pericolo attuale, imminente, una minaccia esistenziale. Ma l'ultima vera guerra combattuta da Israele è quella del 1973. È la guerra a cui ho partecipato anch'io. Tutte le successive sono guerre di scelta, contro popoli insorti a causa delle politiche israeliane.

Allora chi sono coloro che potrebbero rappresentare in questa narrazione un pericolo imminente per Israele? Sono i palestinesi.

I palestinesi possono compiere un attentato suicida o lanciare un razzo, ma non hanno mai in alcun modo il potere di rappresentare una minaccia esistenziale per lo Stato israeliano.

E poi c'è il sostegno indiscusso da parte dell'Occidente: i politici europei, gran parte dei media e del mondo accademico in Europa, sono terrorizzati dall'essere descritti come antisemiti.

In Occidente si è sviluppato un senso di colpa per l'Olocausto, per averci partecipato, per essere stati complici, indifferenti. Questo ha favorito il tentativo israeliano di ottenere carta bianca per ogni sua azione, sostenendo che qualsiasi critica alle politiche israeliane, all'espansione israeliana, a ciò che Israele ha fatto a Gaza sia antisemita. E così nasce una barriera morale.

Bisogna abbandonare il sionismo perché è diventata un'ideologia che giustifica il genocidio e un'ideologia del genere non può essere riparata. Bisogna tornare all'inizio e creare uno Stato che garantisca uguali diritti a tutti i suoi cittadini.

Questo richiede un cambiamento fondamentale di paradigma. Non può avvenire dall'interno. È necessaria una forte pressione su Israele sotto forma di sanzioni politiche, economiche e militari che lo costringano a confrontarsi con i limiti del proprio potere e tornare a ridefinirsi come Stato».

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