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La linea gialla
di Santina Sconza
La "linea gialla" è una linea di demarcazione militare che divide la Striscia di Gaza in due.
La linea gialla è stata istituita dall'esercito israeliano, delimita l'area cuscinetto e le zone sotto il controllo di Tel Aviv rispetto a quelle sotto il controllo palestinese, spesso segnata sul terreno da blocchi di cemento e terrapieni.
La linea gialla è il filo spinato dei lager nazisti, se un ebreo tentava di scappare veniva fulminato dalla corrente elettrica o dai colpi dei fucili delle SS o dei soldati tedeschi.
Per il governo di Israele, per i coloni, per i sionisti i palestinesi non hanno diritti, così come per i nazisti e per i fascisti non avevano diritti gli ebrei e i Rom.
Ai palestinesi è vietato entrare nell'area oltre la Linea Gialla, sotto il totale controllo militare israeliano.
La Protezione civile ha salvato un anziano palestinese con segni di tortura, rilasciato dalle forze israeliane vicino alla Linea Gialla, l'uomo, rapito dalle forze israeliane, è stato salvato ma rimane incosciente.
Il 15 giugno 2026, il bambino palestinese di 3 anni Rayan Abu al-Ajeen è stato ucciso a Gaza da un proiettile alla testa sparato dalle forze israeliane mentre si trovava in braccio al padre.
Molti dei sopravvissuti rinchiusi nei lager nazisti raccontano che spesso i militari tedeschi giocavano con i bambini ebrei, facendoli lanciare in aria dai Kapò e sparandogli in testa.
Con la sconfitta del nazifascismo, con l'umanità al centro del mondo, quando ancora la disumanità non era così evidente, quando ancora esisteva l'empatia e l'amore per l'umanità per don Andrea Gallo non dovevano esserci linee di demarcazione, né fili spinati, né recinti:
«Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.»
Lo scrittore israeliano David Grossman in un'intervista all'Espresso ha parlato del conflitto in Medio Oriente.
In quell'occasione, Grossman ha espresso tutto il suo strazio e la sua difficoltà nel tollerare il dramma umano della guerra.
E ha pronunciato queste dure parole:
"Al tempo stesso, se vengo a sapere della morte di diciannovemila bambini palestinesi, smetto subito di interrogarmi sulla formula giuridica o sul rigore del termine genocidio. Siamo davanti a un'atrocità assoluta».
Il Cardinale Domenico Battaglia (Arcivescovo di Napoli) ha definito l'aumento dei bilanci militari un «suicidio collettivo».
Ha espresso ripetutamente posizioni critiche verso le spese per gli armamenti:
"Una spesa per le armi più alta di quella della scuola e della sanità non è sicurezza. È suicidio collettivo".
Nelle sue omelie e lettere, come quella rivolta ai "mercanti di morte", ha lanciato appelli per convertire gli arsenali in ospedali e gli utili di guerra in borse di studio.
Predicava don Gallo «La pace non può essere separata dalla giustizia sociale. Il Vangelo respira solo nelle strade ed è incompatibile con ogni forma di violenza ed egoismo.»
Ed oggi? Si giustifica tutto, le guerre, il nazismo attuato da Netanyahu e Trump, si considerano oppositori chi contrasta le guerre e il genocidio, nemici della patria da punire con il carcere.
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