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22 giugno 2026
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Gaza: veleno per generazioni
di Emma Buonvino

Quando si parla della tragedia di Gaza si contano i morti, i feriti, gli sfollati. Molto meno si parla di un'altra vittima della guerra: l'ambiente. Eppure ciò che oggi si deposita nel suolo, nell'acqua e nell'aria potrebbe continuare a colpire la popolazione per decenni.

Secondo valutazioni del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i bombardamenti, il collasso delle infrastrutture civili, la distruzione degli impianti fognari e l'enorme quantità di macerie hanno creato una miscela di contaminanti che rappresenta una minaccia sanitaria sia immediata sia a lungo termine.

Tra le sostanze più pericolose vi sono: metalli pesanti provenienti da esplosivi e munizioni; fibre di amianto liberate dagli edifici distrutti; residui chimici industriali; carburanti e oli dispersi nel terreno; acque reflue non trattate che contaminano falde e terreni agricoli; polveri sottili e particelle tossiche inalate quotidianamente dalla popolazione.

Gli effetti nel breve periodo sono già visibili.

L'esposizione continua a polveri, fumo e sostanze tossiche aumenta le infezioni respiratorie, le crisi asmatiche, le malattie gastrointestinali e le infezioni della pelle. L'acqua contaminata e il collasso del sistema fognario favoriscono la diffusione di malattie infettive e aggravano la malnutrizione.

Gli effetti nel lungo periodo potrebbero essere ancora più devastanti.

Gli esperti avvertono che l'esposizione cronica a metalli pesanti e amianto è associata a tumori, malattie polmonari croniche, problemi neurologici, disturbi riproduttivi e malformazioni congenite. L'OMS segnala che le sostanze tossiche rilasciate nell'ambiente possono persistere per decenni e che precedenti conflitti nella regione sono stati associati a un aumento di nascite premature e difetti congeniti.

Le Nazioni Unite descrivono una situazione in cui il terreno agricolo, le falde acquifere e perfino l'ecosistema marino risultano contaminati da residui esplosivi, liquami e sostanze tossiche. Questo significa che il danno non riguarda soltanto chi vive oggi a Gaza, ma anche le future generazioni che dovranno crescere e nutrirsi in un ambiente degradato.

Sul piano politico e giuridico, le intenzioni attribuite a Israele sono oggetto di un acceso dibattito internazionale. Numerose organizzazioni umanitarie, esperti di diritto internazionale e ricercatori parlano di possibile "ecocidio", cioè di una distruzione ambientale su vasta scala tale da compromettere la vivibilità di un territorio. Israele respinge queste accuse e sostiene che le proprie operazioni militari sono rivolte contro obiettivi legati ad Hamas e non contro l'ambiente o la popolazione civile.

Ciò che appare difficile contestare è il risultato materiale: una vasta porzione di Gaza è oggi ricoperta da decine di milioni di tonnellate di macerie contaminate, con terreni agricoli devastati, sistemi idrici compromessi e un'eredità tossica che rischia di accompagnare i palestinesi per molti anni.

Le guerre finiscono quando tacciono le armi. I veleni, invece, spesso continuano a uccidere molto tempo dopo. E a Gaza il conto sanitario e ambientale potrebbe essere pagato da un'intera generazione che non ha mai impugnato un'arma, ma che respirerà, berrà e coltiverà ciò che la guerra ha lasciato dietro di sé.

Fonti: Nazioni Unite, The Guardian, Emro.

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