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Festa del papà a Gaza
trad. di Antonella Salamone
La maggior parte dei padri ricorda il colore della maglietta del proprio figlio perché probabilmente dovrà lavarla per una macchia più tardi.
Alcuni padri a Gaza ricordano quei colori perché poche ore dopo, un pezzo di stoffa potrebbe essere tutto ciò che rimane per identificare il loro bambino.
Questa è la realtà della paternità a Gaza, in questo momento.
Non si tratta di biglietti d'auguri. Non di barbecue in famiglia. Non di cravatte di cattivo gusto e vassoi per la colazione.
Si tratta di portare in braccio il proprio figlio attraverso polvere e cemento. Si tratta di cercare acqua, cibo e un posto dove dormire, cose che non sono mai garantite. Si tratta di dire alla propria figlia terrorizzata: "Andrà tutto bene", quando non si ha la minima idea se sia vero.
Eppure, si alzano la mattina dopo e ricominciano tutto da capo.
Prima dell'alba, i padri sono già in fila per pannolini e latte in polvere.
Non perché vogliano la carità. Non perché non vogliano lavorare.
Molti hanno dedicato anni a costruire una vita per le loro famiglie. Hanno lavorato, risparmiato, costruito case, comprato mobili, coltivato orti e fatto progetti per il futuro dei loro figli.
Poi gran parte di tutto ciò è svanito.
Oggi, un padre può trascorrere ore in attesa di pannolini, latte in polvere, acqua o un sacco di farina. Non perché siano beni di lusso, ma perché sono diventati scarsi.
C'è una crudeltà particolare nel vedere un genitore cercare disperatamente le cose più elementari per il proprio figlio.
Oggi penso ai padri che continuano a proteggere le loro famiglie con tutte le forze che gli restano.
E ai padri che non hanno mai avuto la possibilità di vedere crescere i propri figli.
Buona Festa del papà.
Hani Almadhoun
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