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21 giugno 2026
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Pioggia di veleni sui campi
di Emma Buonvino

Erbicidi dal cielo, campi distrutti, raccolti perduti.

Da anni, lungo il confine di Gaza, si consuma una pratica poco conosciuta dall'opinione pubblica internazionale ma ampiamente documentata da organizzazioni per i diritti umani, ricercatori e agricoltori palestinesi: l'irrorazione aerea di erbicidi da parte di Israele nelle aree adiacenti alla barriera di separazione.

Israele sostiene che queste operazioni siano necessarie per ragioni di sicurezza, al fine di eliminare la vegetazione che potrebbe offrire copertura a gruppi armati. Ma sul terreno, gli effetti raccontati dagli agricoltori sono ben diversi.

Gli erbicidi non si fermano davanti a una recinzione. Trasportati dal vento, penetrano all'interno della Striscia, colpendo campi coltivati, alberi da frutto e raccolti. Studi indipendenti e indagini sul campo hanno documentato danni a migliaia di ettari di terreni agricoli, compromettendo il lavoro di famiglie che già vivono sotto una pressione economica e umanitaria estrema.

Quando una popolazione perde l'accesso all'acqua, alla terra coltivabile e alla possibilità di produrre il proprio cibo, il problema non è soltanto agricolo. Diventa una questione di sopravvivenza.

Per questo alcuni studiosi e attivisti parlano di "ecocidio": la distruzione sistematica dell'ambiente naturale da cui dipende la vita di una comunità. Non si tratta di una qualificazione giuridica riconosciuta da un tribunale internazionale nel caso di Gaza, ma di un'accusa politica e morale che nasce dall'osservazione degli effetti concreti sul territorio.

Le stesse accuse stanno emergendo anche dal Libano meridionale, dove autorità locali e agricoltori denunciano irrorazioni di erbicidi nelle zone di confine con conseguenze devastanti per le colture e per l'ecosistema.

La domanda che queste vicende pongono va oltre il conflitto e oltre le appartenenze politiche.

Qual è il confine tra una misura di sicurezza e una pratica che altera in modo permanente l'ambiente da cui dipendono intere popolazioni civili?

Perché quando la guerra colpisce non solo le persone, ma anche il suolo, l'acqua, gli alberi e la capacità stessa di produrre cibo, le conseguenze non durano settimane o mesi. Durano generazioni.

E quando un campo viene reso sterile, non muore soltanto un raccolto. Muore un pezzo di futuro.

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