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Senza rifugio
di Rita Newton
Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, voluta dall’ONU.
Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 il rifugiato è una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”.
E' riconosciuto amministrativamente lo status di rifugiato a chi, se tornasse nel proprio paese d’origine, potrebbe essere vittima di persecuzioni.
Richiedente asilo è chi, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità, la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare.
Quest'anno vi sono due situazioni particolari da collegare in modo ngativo a questa giornata. Una è quella dei rifugiati palestinesi, perseguitati anche oltre i confini, ad esempio in Libano, che Israele bombarda.
L'altra riguarda i migranti di tutto il mondo che sia in USA che nella UE si trovano ad affrontare climi ostili e nuove regole che sovvertono decenni di diritto internazionale.
Mentre prima erano considerati soggetti deboli da proteggere, oggi sono respinti, arrestati e talora deportati in paesi diversi da quelli di provenienza, non necessariamente per viverci liberi, ma in molti casi per essere rinchiusi in strutture apposite, quando non in carceri comuni insieme a pericolosi criminali, come accade ad esempio a El Salvador.
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