 |
Maariv: Iran rafforzato, Israele lasciato solo
di Mauro W. Giannini
Il quotidiano israeliano Maariv scrive oggi che si è verificato un importante cambiamento strategico in Medio Oriente, affermando che "Israele" ha perso la sua capacità di plasmare le dinamiche regionali a favore dell'Iran, e avvertendo al contempo di una potenziale escalation in Libano a seguito del fallimento degli obiettivi di guerra del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Secondo Maariv, questa settimana segna un punto di svolta cruciale negli equilibri di potere regionali, sostenendo che Israele, un tempo considerato la potenza regionale dominante, ha visto la sua influenza in Medio Oriente significativamente diminuita, con gli sviluppi emergenti che stanno rimodellando l'ordine strategico.
L'articolo sostiene che il recente memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran eleva di fatto l'Iran al rango di potenza regionale più influente in Medio Oriente, aggiungendo che Netanyahu aveva precedentemente convinto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che un cambio di regime in Iran fosse realizzabile, ma il fallimento nel raggiungere questo obiettivo ha compromesso gli esiti più ampi legati alla guerra e indebolito la posizione strategica di Israele.
Nella sua analisi delle dinamiche militari, Maariv sottolinea la capacità dell'Iran di affermare il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, sostenendo che nemmeno le notevoli capacità militari statunitensi hanno garantito il pieno controllo della via navigabile.
Sul fronte settentrionale, il giornale avverte che Netanyahu potrebbe cercare di sfruttare le tensioni in Libano per ostacolare i negoziati diplomatici in corso, suggerendo che una tale strategia potrebbe portare a un aumento delle perdite militari e a una riduzione della sicurezza per gli insediamenti settentrionali, spingendo potenzialmente gli Stati Uniti a imporre un ritiro israeliano dal Libano senza garanzie politiche o di sicurezza.
L'articolo si conclude con una valutazione pessimistica del futuro coinvolgimento degli Stati Uniti, suggerendo che, alla luce dei recenti sviluppi, le future amministrazioni americane potrebbero essere riluttanti a impegnarsi militarmente contro l'Iran e che Israele è stato lasciato solo.
Un nuovo sondaggio televisivo israeliano ha rivelato crescenti preoccupazioni tra i coloni israeliani riguardo alla gestione da parte di Netanyahu delle relazioni con gli Stati Uniti durante i negoziati con l'Iran.
Alla domanda se la condotta di Netanyahu avesse giovato o danneggiato gli interessi israeliani nell'ambito dell'accordo tra Stati Uniti e Iran, il 52% ha risposto che li aveva danneggiati. Solo il 24% riteneva che le sue azioni avessero giovato agli interessi israeliani, mentre un altro 24% si è dichiarato incerto.
I risultati suggeriscono che la maggioranza degli intervistati considera l'attuale traiettoria diplomatica come una battuta d'arresto per gli obiettivi strategici del governo di occupazione, in particolare per quanto riguarda il programma nucleare iraniano e la sua più ampia influenza regionale.
Il sondaggio ha anche messo in discussione le narrazioni ufficiali sull'esito della guerra contro l'Iran.
Secondo i risultati, solo l'11% degli intervistati ritiene che Israele abbia vinto la guerra. Al contrario, il 43% ha affermato che l'entità occupante ha perso la guerra, mentre il 41% ha descritto l'esito come inconcludente. Le cifre evidenziano un notevole divario tra la comunicazione del governo e la percezione pubblica dei risultati della guerra contro l'Iran.
I sondaggi sulle prossime elezioni mostrano che i partiti sionisti di opposizione stanno ottenendo risultati migliori rispetto al blocco di partiti di destra e religiosi di Netanyahu. Tuttavia, l'opposizione non raggiungerebbe comunque i 61 seggi necessari per formare una coalizione di governo.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|