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Israele ha chiesto a Meta di rimuovere contenuti sulla guerra all'Iran
di Tamara Gallera
Documenti interni esaminati da The Intercept indicano che Israele ha chiesto a Meta la rimozione di un'ampia gamma di contenuti relativi alla recente guerra contro l'Iran, inclusi post che esprimevano opposizione a Israele, contenuti che mostravano attacchi di rappresaglia iraniani e materiale che documentava l'impatto sul campo di battaglia.
Secondo i documenti, le autorità israeliane hanno chiesto alla piattaforma di rimuovere post su Facebook e Instagram che includevano espressioni di solidarietà con l'Iran, nonché account e contenuti che assumevano una posizione che poteva essere considerata favorevole a Teheran in merito alla guerra.
Le richieste si estendevano anche a post che commemoravano il martirio di Sayyid Ali Khamenei in seguito al suo assassinio per mano degli Stati Uniti e di Israele il primo giorno di guerra, insieme a materiale che documentava gli attacchi missilistici iraniani e le loro conseguenze nei territori occupati.
Il report di The Intercept ha anche rivelato che in alcuni casi Meta ha ottemperato alle richieste di rimozione, sebbene i documenti non chiariscano la base giuridica utilizzata per le decisioni di applicazione.
I documenti interni suggeriscono che le richieste di censura israeliane non si concentravano solo sulle presunte minacce alla sicurezza, ma si estendevano anche all'espressione politica e alla documentazione bellica.
Tra i materiali segnalati figuravano analisi militari iraniane, post a sostegno delle operazioni di rappresaglia dell'Iran e contenuti presentati come propaganda favorevole a Teheran. La portata dell'attacco indica uno sforzo per plasmare la narrazione digitale del conflitto sulle principali piattaforme globali.
Secondo quanto riportato, le autorità israeliane non sempre affermavano che i contenuti violassero la legge nazionale. In diversi casi, la giustificazione si basava invece su presunte violazioni delle politiche interne di moderazione di Meta, in particolare quelle relative alle cosiddette "organizzazioni pericolose".
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana rientra in tale categoria, un pretesto che la piattaforma utilizza per limitare o rimuovere determinati tipi di discorsi di supporto.
The Intercept riporta che i documenti evidenziano la profondità del coordinamento tra le autorità di occupazione e le piattaforme della Silicon Valley.
La Procura di Stato israeliana invia regolarmente richieste di rimozione alle aziende di social media per conto delle agenzie di sicurezza. Sebbene queste richieste siano spesso presentate in termini di antiterrorismo o conformità alle politiche, i critici sostengono che funzionino come un meccanismo per sopprimere l'espressione politica e le narrazioni sfavorevoli all'occupazione.
Il report indica che i tassi di conformità alle richieste israeliane sono stati storicamente elevati, sollevando preoccupazioni circa l'entità della sottomissione delle piattaforme alle pressioni statali durante i periodi di guerra.
Meta ha precedentemente affermato di rimuovere i contenuti solo quando richiesto dalla legge o quando violano le norme della piattaforma, dichiarando che le segnalazioni degli utenti vengono valutate "indipendentemente da chi o come un contenuto viene segnalato".
Tuttavia, audit interni e rapporti di supervisione degli ultimi anni hanno evidenziato modelli di applicazione non uniformi, che riguardano in particolare i contenuti in lingua araba e le prospettive provenienti dal Medio Oriente.
I documenti indicano inoltre che le richieste israeliane si estendevano oltre il conflitto con l'Iran.
Secondo quanto riportato, sono stati presi di mira contenuti relativi all'assalto alla moschea di Al-Aqsa da parte del ministro di polizia di estrema destra Itamar Ben-Gvir, insieme a post che criticavano le azioni israeliane riguardanti le restrizioni al complesso della moschea. Queste ulteriori richieste riflettono un più ampio sforzo per gestire il dibattito su delicati sviluppi religiosi e politici nella Gerusalemme occupata.
Separatamente, fonti citate nel rapporto suggeriscono che Israele abbia anche cercato di imporre restrizioni più ampie alla documentazione visiva della distruzione all'interno del suo territorio, comprese le immagini di impatti missilistici e danni sul campo di battaglia. La proposta non sarebbe stata accolta da Meta.
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