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19 giugno 2026
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Israele non li considera persone
di Rosa Rinaldi

Non c'è solo il dottore Abu Safya a marcire nelle carceri israeliane, fatto ostaggio senza accuse sulla base di una legge (del tutto illegale) sui "combattenti illegali".

Che vuol dire?

Che Israele prende chi gli pare (uomini, donne, anziani, bambini) e lo lascia crepare in galera, senza rendere conto a nessuno.

Oppure lo usa come materiale umano per fare esercitare giovani Mengele, come accade nel carcere di Sde Teiman.

E questo vale solo nei riguardi dei Palestinesi, perché i terroristi ebrei non si fanno manco un giorno di carcere. Infatti i loro pogrom vanno alla grande, tra moschee date alle fiamme, interi villaggi assaltati e sfollati con l'aiuto dell'esercito, anziani bastonati e bambini ammazzati anche in braccio alle loro madri.

Non riesco a concepire come sia possibile accettare da parte dell'Europa di essere complice di uno Stato che ha fatto dell' arbitrio assoluto il suo codice di condotta comportamentale.

Facendo fallire, così, secoli di costruzione di diritto positivo e di etica sociale, legittimando la peggiore barbarie e facendo saltare tutte le paratie che ancora permettono alla persone di non ammazzarsi tra loro.

Ma ci stiamo arrivando, visto quello che accade anche in Italia, tra attentati alle moschee, insulti alle famiglie palestinesi che arrivano in Italia, cori contro i musulmani.

E lo sanno benissimo anche in Israele quello che accade, ma lo accettano, è considerato normale.

È questo il livello di depravazione a cui sono arrivati, è questo a cui arriveremo anche noi se non facciamo qualcosa ADESSO.

E lo dicono chiaro e a gran voce i pochi dissidenti israeliani, che continuano a urlare nel deserto.

Per es, scrive la pediatra israeliana MICHAL FELDON:

"26 mesi di detenzione amministrativa.

Senza un atto d'accusa. Senza un processo. E anche, in modo piuttosto evidente, senza cibo.

Non c'è stata alcuna copertura mediatica israeliana del suo arresto, né alcuna notizia sul suo rilascio.

Si tratta di Ayman al-Fakhouri, di Hebron.

Nello Stato di Israele non è considerato una persona. E nessuno se ne vergogna".

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