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18 giugno 2026
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Chiesa ortodossa reagisce a soprusi di Israele
di Marilina Mazzaferro

Il Patriarcato greco-ortodosso ha intentato una causa contro le autoritā municipali israeliane di Gerusalemme, chiedendo la restituzione di un terreno di proprietā della Chiesa nel quartiere di Silwan, a sud del complesso della moschea di Al-Aqsa, a seguito della sua confisca avvenuta il 15 giugno 2026 sotto la protezione delle forze israeliane.

In una dichiarazione, il Patriarcato ha condannato l'incursione del 15 giugno nella sua proprietā, definendola "una confisca illegale e illegittima di un bene ecclesiastico consolidato nel cuore di Gerusalemme". La dichiarazione ha specificato che i rappresentanti sono stati espulsi, le attrezzature sequestrate, gli alberi sradicati e il terreno recintato e chiuso con cancelli.

Il Patriarcato ha inoltre affermato che l'incidente di Silwan si inserisce in "una serie di attacchi crescenti volti a indebolire l'autentica presenza cristiana in Terra Santa".

Secondo l'ufficio stampa del Governatorato di Gerusalemme, le autoritā municipali israeliane hanno preso il controllo del terreno, allontanando con la forza il custode del sito, Khaled al-Zeer, sequestrando le sue attrezzature, sradicando alberi e piante secolari e confiscando bestiame e veicoli, prima di erigere una recinzione e dei cancelli per affermare il pieno controllo.

La proprietā in questione si estende per circa 2,7 acri s č situata vicino al quartiere di Bustan a Silwan. Silwan si trova nella parte orientale di Gerusalemme occupata, a sud della Moschea di Al-Aqsa e lungo le mura meridionali della Cittā Vecchia.

La documentazione legale del Patriarcato sottolinea che il terreno č formalmente e ufficialmente registrato come proprietā ecclesiastica appartenente al Patriarcato greco-ortodosso. Si trova adiacente a un monastero storico e contiene reperti religiosi e archeologici che testimoniano le profonde radici storiche della comunitā cristiana a Gerusalemme.

Ieri, poi, Human Rights Watch ha rilasciato una dichiarazione in cui accusa Israele di aver accelerato le demolizioni di case e gli sfollamenti forzati di palestinesi a Silwan. L'organizzazione ha affermato che queste azioni vengono compiute "con la copertura delle operazioni militari a Gaza e dei successivi scambi di fuoco con l'Iran".

HRW ha definito tali misure "crimini di guerra" e ha esortato i governi di tutto il mondo a rispondere con "azioni concrete e urgenti".

A Silwan, le autoritā di occupazione israeliane hanno demolito con la forza decine di case palestinesi, sostenendo che vi fossero violazioni delle norme edilizie. I critici affermano che la campagna di demolizioni ha lo scopo di espandere i progetti di insediamento archeologico e turistico nella zona, in particolare il vicino complesso del "Giardino del Re", destinato ai visitatori del sito della "Cittā di David" e gestito dall'organizzazione di coloni Elad.

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