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Basta islamofobia
di Rossella Ahmad
A casa loro io ci sono stata.
Ed ho sperimentato che la vera libertà è condivisa oppure non è, e la libertà condivisa non può prescindere dal rispetto verso l'essere umano in quanto tale.
Sono stata - tante volte e non da turista - in un paese che non si vanta di essere una "democrazia liberale", che non si pavoneggia di far parte del "primo mondo", che non utilizza come feticcio o clava la storia millenaria che porta sulle spalle. Anzi, la indossa con grazia, senza farci caso. Sono stata in un paese la cui epopea ha lasciato in eredità il respiro dell'umano, che tu avverti, che ti investe in piena faccia e ti conquista per sempre.
Il corteo di Roma non è solo la dimostrazione più immediata di dove si possa giungere quando svuoti l'essere umano di qualsiasi valore stratificato nel corso di millenni di evoluzione. È la manifestazione plastica di una storia umana non interiorizzata, che resta in superficie senza scavare cunicoli di comprensione e compassione. Di temporalità.
Quando si arrivi ad insultare esseri umani innocenti, indiscriminatamente ed impunemente, traendone il piacere fisico di una fallace appartenenza - che esiste solo come contrapposizione - il punto più basso dell'umanità è stato raggiunto e superato. Si scava verso gli inferi, dove neanche i lombrichi osano.
Ma noi non siamo lombrichi. Tendiamo per natura verso l'alto, verso il bello ed il buono. Quando ciò non avvenga, vuol dire che c'è un errore nel sistema. Molti errori. Un numero infinito di errori di programmazione. Un bug nel codice che ha causato malfunzionamento, e non esiste alcun compilatore che possa bloccarlo, impedirne la replicazione, ripararlo.
Dimmi tu cos'è un uomo svuotato della sua dimensione spirituale. Spiegami cosa sia l'epitome della miseria umana se non l' infierire su chi sia senza difesa, rendere la sua vita una corsa ad ostacoli sempre più grandi, sempre più insormontabili, sempre più perfidi.
Amici molto attenti mi hanno chiesto ragione delle immagini di felicità mediorientali a fronte di un genocidio ancora in corso a Gaza, di istantanee di morte e dolore che ci perseguitano da anni e avviliscono le nostre giornate con il loro carico di insopportabile violenza.
Sono le immagini del bello che è anche buono, ho risposto. Servirebbero a scardinare stereotipi ed a mostrare che le Civiltà - quando sono civiltà - non si scontrano: si incontrano, e fioriscono e poi fruttificano: come nell'Andalusia islamica, stroncata dall'impeto fondamentalista dei "reconquistadores"; e che le Fallaci ed i loro figli spuri avevano ed hanno torto.
E che se si scontrano non sono civiltà.
Mi fiondo nel presente e nel contingente. Il male che i popoli islamici hanno ricevuto dagli "occidentali cristiani" nell'ultimo secolo sotto forma di colonialismo, orientalismo, razzismo, assalti letali, genocidi e depredazioni è incommensurabilmente maggiore di qualunque ipotetico male i popoli islamici abbiano potuto fare all'Occidente nello stesso lasso di tempo.
Correggetemi se sbaglio, ma non mi pare di aver mai udito in tutti questi anni, culminati nel genocidio più vigliacco della storia perpetrato nel mezzo della sua carne viva, alcuna voce di odio per gli occidentali levarsi da una sola piazza araba.
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