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17 giugno 2026
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Vazzano (Vibo): il guardiano dl faro spento
di Raffaele Florio

​Ci eravamo lasciati con la favola del pensionato-hacker di Vazzano, l'unico che sapeva accendere un computer nel raggio di chilometri, capace di svuotare le casse comunali nel silenzio generale. Una storia bellissima, quasi romantica.

Peccato che, come spesso capita in Italia, grattando sotto la vernice della "commedia" emerga la solita, opaca realtà dei fatti. E la realtà ci dice che il furbetto della tastiera non agiva nello spazio profondo, ma sotto gli occhi – o forse sarebbe meglio dire sotto il naso – di chi quel Comune doveva guidarlo e controllarlo.

​Diamo un nome e un cognome al "Re Sole" degli Affari Generali: si chiama Mimmo Buggisano. È lui l'ex dipendente che, dopo essere andato in pensione, è rimasto avvinghiato agli uffici comunali per altri due anni consecutivi grazie a dei generosi e reiterati "incarichi di fiducia".

​Ma la vera svolta di questa storia non sta nel nome del presunto esecutore, bensì in quello del suo "custode". Chi c'era a vigilare sui conti di Vazzano mentre Buggisano pigiava i tasti del PC? C'era il Sindaco. E non solo nella sua veste politica di primo cittadino, che già basterebbe. Il Sindaco in quegli anni cumulava su di sé una sedia pesantissima: era il responsabile dell'Area Finanziaria. Cioè il guardiano supremo del tesoro comunale. Era lui, per legge e per logica, il titolare e il custode della famosa smart card, la chiavetta digitale con cui si autorizzavano i pagamenti.

​Quella chiavetta che, secondo la Procura, è finita nelle mani del Buggisano.

Il che apre un bivio investigativo e politico meraviglioso: o il Sindaco-Finanziere ha consegnato le chiavi della cassaforte al Buggisano fidandosi ciecamente del suo braccio destro per due anni di fila dopo il pensionamento, oppure non si è accorto che l'ex dipendente gliela sfilava dalla tasca ogni giorno per fare 228 mandati falsi. In entrambi i casi, una figura da guinness dei primati della distrazione amministrativa.

​E poi c'è la matematica, che nelle procure non è mai un'opinione. Avevamo parlato di un bottino da 462.460 euro. Errore di calcolo per difetto. Il comunicato della dottoressa Iannazzo, letto con la lente d'ingrandimento, svela un meccanismo a strati.

​La Procura, in una prima battuta dell'indagine, si era mossa d'urgenza bloccando e sequestrando subito oltre 200.000 euro nei confronti dei primi indagati. Ma scavando ancora più a fondo nel fango contabile, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno scoperto un "ulteriore" e ancor più torbido meccanismo. Risultato: al primo blocco di denaro oggi si somma un nuovo, pesantissimo sequestro preventivo per altri 462.460 euro.

Il conto totale del saccheggio a Vazzano schizza così a ben oltre 660.000 euro. Più di due terzi di milione di euro.

​Mentre Buggisano e la sua allegra brigata di 11 indagati attendono che la giustizia faccia il suo corso (sempre da presunti innocenti, ci mancherebbe), resta sul tavolo il vero capolavoro politico: un Sindaco che firma contratti di fiducia al pensionato, gli lascia la propria smart card istituzionale, gestisce l'area finanziaria del Comune e non si accorge che sotto la sua vigilanza spariscono oltre 600.000 euro di soldi dei suoi stessi elettori.

​A rompere l'idillio, un paio di anni fa, non è stata la distratta vigilanza del pluripoltrona Massa, ma un revisore dei conti inviato dalla Prefettura. Uno che, non avendo l'onore di chiamarsi Vincenzo Massa, ha fatto una cosa bizzarra: ha guardato i conti. E ha scoperto il baratro.

Fino al giorno prima, il sindaco e i suoi ci raccontavano che "era tutto a posto", che la gestione accentrata era sinonimo di efficienza. Poi è scoppiata la bomba.

​E quando scoppia la bomba, il Re delle Poltrone che fa? Si assume la responsabilità politica di aver accentrato tutto su di sé? Macché. Applica la celebre dottrina del "potevo dondolare a mia insaputa". Eppure, le prime teste a cadere sono state proprio le sue creature. Perché Mimmo Buggisano, l’ex dipendente trattenuto in servizio con tanto di contratto di collaborazione, era una nomina di fiducia del Sindaco.

E anche la dottoressa Ciappina, a cui venne revocato l'incarico nell'Organismo Indipendente di Valutazione (OIV), era una nomina di fiducia del Sindaco.

​Due anni fa le persone indagate erano quattro, e due erano fedelissimi scelti personalmente da Massa. Oggi, con il nuovo siluro della Procura guidata da Concettina Iannazzo, gli indagati sono schizzati a undici. E la maggior parte, guardacaso, risponde ancora a quel legame di fiducia personale con il primo cittadino.

​Massa all'epoca, in un barlume di tardiva prudenza, decise di "auto-licenziarsi" da responsabile dell'ufficio finanziario e amministrativo, nominando due nuovi dirigenti dopo ben sette anni di allegra gestione solitaria. Troppo tardi. I buoi erano già scappati dal recinto, e insieme a loro un bel pezzo di bilancio comunale.

​La Procura procede per peculato e per tutti vale la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Ma la condanna politica e amministrativa è già passata in giudicato.

Vincenzo Massa voleva fare tutto da solo: il Sindaco, l'assessore, il ragioniere e il cassiere. Ci è riuscito benissimo. Peccato che, mentre lui interpretava tutti i ruoli della commedia, i cittadini di Vazzano pagavano il biglietto. E la cassa è vuota.

Altro che transizione digitale: a Vazzano hanno inventato la "transizione a occhi chiusi".


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