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Gaza: i bambini bevono dalle pozze di acqua reflua
di Emma Buonvino
A Gaza ci sono bambini che, per placare la sete, arrivano a bere da pozze contaminate, da raccolte d'acqua stagnante vicine a liquami e scarichi fognari.
Non è una metafora della disperazione. È la realtà quotidiana di una popolazione civile intrappolata in una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo.
Dopo oltre due anni di guerra, bombardamenti e sfollamenti di massa, il sistema idrico e fognario della Striscia è al collasso. Le infrastrutture per l'acqua potabile, la desalinizzazione e il trattamento delle acque reflue sono state in gran parte distrutte o rese inutilizzabili dalla mancanza di elettricità, carburante, pezzi di ricambio e materiali necessari alle riparazioni.
Milioni di litri di liquami non trattati finiscono ogni giorno nell'ambiente, mentre intere famiglie sopravvivono con quantità d'acqua molto inferiori agli standard minimi umanitari.
Le agenzie umanitarie e l'UNICEF avvertono che per oltre un milione di bambini l'accesso all'acqua sicura è diventato una lotta quotidiana. Quando l'acqua manca, le famiglie sono costrette a scegliere tra bere, cucinare, lavarsi o prevenire le malattie. In queste condizioni proliferano diarrea, infezioni intestinali, malattie della pelle e altre patologie che colpiscono soprattutto i più piccoli.
La crisi non è soltanto il risultato della distruzione materiale. È aggravata dalle continue restrizioni all'ingresso di carburante, attrezzature, materiali per la riparazione delle reti idriche e forniture umanitarie. Organizzazioni internazionali, medici e operatori umanitari denunciano da mesi che senza un accesso regolare e sufficiente agli aiuti non è possibile ripristinare i servizi essenziali né impedire il diffondersi di epidemie.
Quando un bambino arriva a bere acqua contaminata dai liquami, la questione non riguarda più soltanto la guerra. Riguarda il fallimento collettivo della comunità internazionale nel garantire i diritti più elementari: acqua pulita, cibo, cure mediche e protezione dell'infanzia.
La storia giudicherà le responsabilità politiche e militari di questa tragedia. Ma già oggi esiste un fatto incontestabile: a Gaza un'intera generazione sta crescendo tra macerie, fame, malattie e sete. E nessun bambino dovrebbe essere costretto a bere dalle acque reflue per restare in vita.
Fonti:
UNICEF, AP News
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