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16 giugno 2026
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Strade diverse, simili fascismi assassini
di Rinaldo Battaglia *

Il 16 giugno 1940 il maresciallo Philippe Pétain, Generale di Corpo d’Armata, Croce di guerra ‘14/’18, Gran Maestro dell’Ordine della Legion d’Onore, salvatore della patria a Verdun con tanto di Medaglia Militare, eroe riconosciuto della Grande Guerra, divenne premier della Francia.

Due giorni prima, Paul Reynaud il primo ministro si era dimesso, indicando in Pétain, già convinto sostenitore dell'opportunità di richiedere un armistizio coi nazisti di Hitler, il suo ideale successore. Il Presidente della Repubblica Albert Lebrun così il 16 giugno gli affidò l'incarico.

In Francia, in altre parole, a differenza dell'Inghilterra, l'alleato sconfitto anch'esso a Dunkerque, decise la resa immediata al nazifascismo. Gli inglesi scelsero un'altra strada.

L’eroe della Francia di Verdun divenne così, in breve, un vero e autentico collaborazionista di Hitler. In tutto e per tutto. Da autentico fascista e razzista. Ivi compresa la Shoah.

Quando il Fuhrer decise l'attuazione, anche nella Francia occupata, dello sterminio di massa per gli ebrei francesi, infatti, ottenne senza perplessità l'aiuto del governo del maresciallo Pétain, ora installato a Vichy.

Solo a Parigi Hitler ne pretendeva almeno 20.000 dei 25.000 censiti.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1942 (rinviata di due giorni dato che il 14 era festa nazionale, quella del famoso ‘Liberté, égalité, fraternité'….) i tedeschi e i collaborazionisti rastrellarono 13.000 ebrei francesi, internandoli nel Velodromo d’inverno (il 'Vel' d'hiv', come lo ricordano tristemente i francesi). Da lì verranno deportati nel campo di Beaune-La Rolande e quindi, dopo aver separato gli uomini dalle donne e dai bambini, inviati nei campi di sterminio nell’attuale Polonia.

Come andò a finire è storia nota. Purtroppo. Ma in Francia, a guerra finita i francesi processarono pubblicamente i capi di Vichy e per primo il socio di Hitler, la sua 'lunga manus' in terra di Francia. Venne dichiarato e condannato il fascismo quale 'male assoluto'. Senza se e senza ma.

Cosa che non avvenne mai in Italia. Noi scegliemmo un'altra strada.

Il Maresciallo Philippe Pètain, il salvatore della patria a Verdun con tanto di Medaglia Militare, eroe riconosciuto della Grande Guerra, venne così processato nella ‘Norimberga Francese’ dell’autunno del 1945.

Come il suo braccio destro, Pierre Laval, venne condannato a morte, ma a differenza di questi, non venne fucilato il 15 ottobre ’45. Il nuovo capo della Francia, Charles de Gaulle, per l’età (89 anni) e per le medaglie di Verdun commutò la pena in carcere eterno. Morirà solo ed abbandonato 6 anni dopo, il 23 luglio 1951 tra il disprezzo e l'oblio di allora. Disprezzo ed oblio in nome dei morti causati dalla Francia fascista di Vichy.

E le sue spoglie non finirono mai come da sua precisa richiesta – sempre rifiutata dal governo – nell’ossario di Verdun assieme ai suoi soldati, ma nel piccolo anonimo cimitero di Port-Joinville, quello degli anonimi carcerati per crimini comuni, di L’Ile-d’Yeu dov’era stato condannato per sempre.

Non avrà quindi facili visite o solenni rimpatriate come il nostro Mussolini a Predappio, pur non essendo stato quest’ultimo eroe nella Grande Guerra. O mausolei ad Affile per Graziani. Noi scegliemmo un'altra strada.

In ogni caso, sia per i bambini e tutti i morti innocenti causati dalla Francia di Vichy o dalla nostra Repubblica di Salò, poco sarebbe cambiato, anche con scelte politiche diverse.

Che per la Shoah fossero criminali, razzisti ed antisemiti, sia Mussolini che Pétain, è la Storia a dirlo. Come è sempre la Storia a dire le scelte fatte dall’Italia e dalla Francia dopo il loro fascismo.

Noi scegliemmo un'altra strada. E le conseguenze le stiamo pagando.

16 giugno 2026 – 86 anni dopo – liberamente tratto dal mio "La colpa di esser minoranza" - Ed. AliRibelli 2020

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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