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Il mondo al contrario
di Elisa Fontana *
E’ giunta l’ora, devo dare ragione senza riserve al generale Vannacci: ci troviamo davvero a vivere in un mondo al contrario in cui vorrebbero convincerci che tutto quello in cui abbiamo creduto fino ad oggi era robetta di poco valore, se non addirittura dannosa.
E così ecco un paio di politiche, donne ovviamente, che ci vogliono convincere che l’unico mondo in cui una donna possa sentirsi realizzata è quello della maternità, tranne per loro, ovviamente che possono tranquillamente coniugare i figli con l’attività di ministro della famiglia o presidente del consiglio. E che per soprammercato tagliano i fondi per le famiglie e non concedono il congedo parentale paritario ai padri, sia mai dovessero cambiare un pannolino che è roba da femmine.
Addirittura il più destrorso della nidiata invoca un reddito di maternità con i quale le donne possano restare a casa a fare figli (e daje) e liberare posti di lavoro agli uomini. Che non si capisce a cosa servirebbero se l’occupazione è già ai limiti massimi di tutta la galassia e vengono anche da Marte a vedere come abbiamo fatto ad ottenere un simile risultato.
Dunque la libertà delle donne di cercare di realizzarsi liberamente in qualunque ambito si riduce ad un solo ambito: vestale della famiglia e del focolare domestico. Il mondo al contrario, appunto.
Poi ci hanno spiegato che le teorie gender stanno traviando generazioni di studenti. No, non chiedetemi cosa sia la teoria gender perché dichiaro subito la mia profonda ignoranza in materia. E, però, per combatterla facciamo pure lezioni di educazione sessuale a scuola, ma vogliamo l’autorizzazione scritta, firmata e bollata dei genitori, altrimenti nisba, che rimangano nella loro ignoranza che non ha mai fatto male a nessuno.
E se prima si pensava che adolescenti consapevoli sarebbero stati un aiuto per loro stessi e per la società, adesso si torna a rovescio: viva l’ignoranza e, se per ignoranza ci scappa qualche bebè indesiderato sono tutte braccia alla patria.
Ma continuiamo. Sempre il più destrorso della nidiata ci ha spiegato tutto serio e compunto che la legge che ha introdotto il femminicidio è incostituzionale. Apro parentesi, per certa gente la Costituzione è come le luci dell’albero di Natale, ora la accendiamo, ora la spegniamo. Chiusa parentesi.
Dicevamo il femminicidio è incostituzionale, perché segna una intollerabile differenza di trattamento fra uomini e donne. Quando si ammazza, si ammazza e amen. Vedi? Anche qui tutto al contrario e io che credevo che il reato di femminicidio fosse stato introdotto perché troppe donne non vengono uccise nella rapina alle poste, ma perché sono considerate oggetto di possesso da parte di troppi maschietti che non hanno mai avuto nessuna educazione sessuo-affettiva in tal senso. E, invece, difendevo una roba addirittura incostituzionale, accidenti a me. Tutto al contrario.
E, infine, il pezzo forte del mondo al contrario. Ve lo agevolo letteralmente: “Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini”. Così il nostro ineffabile ministro della giustizia Carlo Nordio.
E io che credevo che le leggi razziali e la pena di morte fossero state tolte dal codice Rocco, controfirmato da Mussolini. Che fosse stato abolito il delitto d’onore, immesso il divorzio e l’aborto in un legittimo e progressivo svuotamento di quel nefando codice. E, invece, scopro che è il libro più importante per la nostra giustizia. Evidentemente il buon Nordio non deve mai averlo aperto dopo l’avvento della Repubblica. Il mondo al contrario, che vi dicevo?
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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