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15 giugno 2026
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Gaza: epidemia di ratti
di Emma Buonvino

A Gaza i topi sono diventati enormi. Entrano nelle tende, rosicchiano i vestiti, mordono i bambini nel sonno. Alcuni sopravvissuti li descrivono grandi come conigli.

Non è una metafora. È la conseguenza biologica di una catastrofe umana deliberatamente prodotta. Sotto le macerie giacciono ancora migliaia di corpi che le famiglie non possono recuperare. Attorno alle tende si accumulano montagne di rifiuti. Le fogne non funzionano più. Decine di migliaia di metri cubi di liquami vengono scaricati ogni giorno senza trattamento. L'acqua pulita è quasi inesistente.

In questo ambiente prosperano i ratti. Prosperano le mosche che trasportano batteri e virus da un rifugio all'altro. Prosperano le pulci che diffondono malattie. Prosperano le zanzare che si riproducono nelle pozze di acqua contaminata. Prosperano i pappataci che possono trasmettere la leishmaniosi.

La biologia segue sempre le stesse regole: quando si distruggono le infrastrutture sanitarie, quando si impedisce la raccolta dei rifiuti, quando si blocca la rimozione delle macerie, quando si nega l'accesso ai mezzi necessari per ripristinare acquedotti e fognature, gli animali vettori di malattie prendono il sopravvento.

Non è una calamità naturale. Non è un incidente. Non è una fatalità.

Le epidemie non nascono dal nulla. Nascono dalle condizioni che permettono ai patogeni di diffondersi. E quelle condizioni sono create da decisioni politiche e militari precise.

Da anni Gaza vive sotto assedio. Dopo la devastazione della guerra, il blocco dell'ingresso di macchinari, materiali e attrezzature necessarie alla bonifica ha trasformato interi quartieri in un habitat ideale per ratti e insetti.

Un popolo viene colpito non solo dalle bombe. Può essere colpito anche privandolo dell'acqua potabile. Delle fogne. Della raccolta dei rifiuti. Della possibilità di seppellire i propri morti.

(sotto le macerie giacciono, secondo UNICEF più di 10000 corpi di palestinesi uccisi che sono diventati il cibo degli enormi ratti).

I topi che oggi corrono tra le tende di Al-Mawasi e Jabalia non sono il problema principale. Sono il sintomo.

Il sintomo di una società costretta a vivere immersa nei liquami, tra le macerie e la decomposizione.

Quando i bambini dormono accanto ai ratti, quando le mosche si posano sul poco cibo rimasto, quando le malattie sostituiscono la medicina, non stiamo osservando una crisi umanitaria.

Stiamo osservando la distruzione programmata delle condizioni minime necessarie alla vita umana.

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