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15 giugno 2026
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Gaza: sulla pelle dei bambini
di Emma Buonvino

A Gaza ci sono madri che non chiedono più cure. Non chiedono più ospedali efficienti, medicine adeguate o un futuro migliore per i propri figli. Chiedono una crema. Una crema qualsiasi.

Una giovane madre si presenta in una clinica con il suo bambino di pochi mesi. Ha la pelle coperta da una grave eruzione cutanea. Non indossa un pannolino, ma stracci lavati e riutilizzati perché la famiglia non può permettersi altro. Vivono in una tenda. Il padre è ferito e non può lavorare.

Il bambino è gravemente malnutrito. La madre lo sa. Lo vede ogni giorno mentre il suo corpo si assottiglia.

Eppure non chiede latte terapeutico, visite specialistiche o cure complesse. Chiede soltanto una crema che possa alleviare un po' il dolore. È questo il volto più terribile della tragedia di Gaza: quando la sofferenza diventa così normale da abbassare perfino le aspettative delle persone. Quando una madre smette di sperare in ciò che sarebbe un diritto e si aggrappa a ciò che resta possibile.

I bambini di Gaza stanno pagando il prezzo più alto.

Sono nati sotto le bombe, crescono tra macerie, tende, fame, acqua contaminata e malattie. Molti soffrono di malnutrizione, infezioni cutanee, problemi respiratori e traumi psicologici profondi. Migliaia hanno perso familiari, la casa, la scuola e qualsiasi senso di sicurezza.

Un bambino non dovrebbe conoscere la fame prima delle parole. Non dovrebbe imparare il suono dei droni prima delle ninne nanne. Non dovrebbe considerare un lusso un pannolino pulito, un bicchiere d'acqua potabile o una visita medica.

Eppure a Gaza è esattamente ciò che sta accadendo.

La vera misura di una guerra non si trova nei comunicati militari o nelle dichiarazioni dei governi. Si trova nel corpo di un bambino di cinque mesi che pesa troppo poco per la sua età e nella voce di sua madre che non osa più chiedere ciò di cui avrebbe realmente bisogno.

Quando la più grande speranza di una madre diventa semplicemente "meno sofferenza per stanotte", significa che abbiamo già oltrepassato ogni limite morale. E il mondo continua a guardare.

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