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14 giugno 2026
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Perù: proteste per risultati delle presidenziali
di Vitoria Sobral

Sabato, centinaia di sostenitori del candidato presidenziale peruviano Roberto Sánchez si sono riuniti nella capitale Lima, chiedendo alle autorità elettorali di rispettare quella che hanno definito la volontà popolare, mentre il ballottaggio, molto combattuto, rimaneva incerto fino all'ultimo.

Le manifestazioni si sono svolte mentre lo spoglio ufficiale dei voti entrava nelle fasi finali, con la candidata di destra Keiko Fujimori in leggero vantaggio sul candidato di sinistra dopo che quasi tutte le schede erano state scrutinate.

La folla si è radunata nel centro di Lima prima di marciare verso la sede della Giuria Nazionale Elettorale, il tribunale elettorale peruviano, sventolando striscioni e scandendo slogan a sostegno di Sánchez.

Tra gli slogan intonati durante la manifestazione, "Per la giustizia e la dignità, mai più Fujimori", a testimonianza della radicata opposizione di alcune fasce della popolazione all'eredità politica della famiglia Fujimori.

I manifestanti hanno chiesto alle autorità elettorali di garantire che ogni voto venga conteggiato e che i ricorsi legali siano esaminati in modo trasparente.

"Qui il vincitore è Roberto Sanchez e chiederemo che questa giuria rispetti il ​​voto popolare, la volontà del popolo", ha dichiarato all'AFP Daniel Cerron, insegnante di 57 anni.

La manifestazione è seguita alla proposta avanzata venerdì da Sanchez, insieme a Fujimori, di richiedere un riconteggio dei voti, citando quelle che ha definito irregolarità nel voto sia a Lima che tra i peruviani residenti all'estero.

Con il 98,5% delle schede scrutinate al ballottaggio, il distacco tra i due candidati rimane di appena una frazione di punto percentuale.

Secondo i dati diffusi dall'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali, Fujimori ha ottenuto il 50,05% dei voti contro il 49,95% di Sánchez, con un margine di circa 18.500 voti su oltre 18 milioni di schede scrutinate.

Le autorità elettorali stanno attualmente esaminando le schede contestate e i ricorsi presentati ai tribunali, un processo che potrebbe influenzare significativamente l'esito finale. Il capo dell'autorità elettorale peruviana ha indicato che i risultati ufficiali potrebbero non essere noti per un massimo di due settimane, in quanto il processo di revisione è ancora in corso.

La prolungata incertezza ha acuito le tensioni politiche in un Paese già segnato da anni di instabilità istituzionale e ricorrenti crisi di leadership.

Le elezioni, caratterizzate da una competizione serrata, hanno evidenziato le persistenti divisioni politiche e sociali del Perù, in particolare tra le regioni costiere densamente popolate e le comunità rurali e indigene concentrate nel sud del paese.

Molti peruviani speravano che la corsa presidenziale contribuisse a ripristinare la stabilità politica dopo anni di turbolenze che hanno visto diversi presidenti destituiti, messi sotto accusa, incarcerati o costretti a dimettersi.

Chiunque uscirà vincitore diventerà il nono presidente del Perù in soli dieci anni, sottolineando la portata delle continue sfide politiche del paese.

Gli analisti hanno osservato che il margine di vittoria risicatissimo riflette un elettorato profondamente polarizzato, con visioni contrastanti sulla direzione economica, le istituzioni politiche e le priorità sociali del Perù che continuano a plasmare il dibattito nazionale.


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